Fabula XLVIII (prima parte)

Se questo fosse un film d’azione, sarei ottimista. Sono sfinita, ho i vestiti laceri e sporchi, i capelli incollati al volto dal sangue rappreso che mi scende dalla fronte fino al collo, diverse ferite che ignoro meglio che posso e il sinistro sospetto di aver preso una botta in testa di troppo. John McClane sarebbe orgoglioso di me.
Mi sembra di sentirlo, mentre mi dice che è quando si è ridotti così che di solito arriva l’occasione di tirare fuori la pistola nascosta e fare piazza pulita dei cattivi. Ricordandosi di fare prima una battuta a effetto, magari.
Solo che io la pistola l’ho lasciata nella mia valigetta, e anche se l’avessi con me non credo servirebbe a molto contro una sirena non-morta, un mago o una fottuta dragonessa. Che magari si porteranno dietro degli amici.
Già essere arrivati qui, al santuario dell’Ardente, senza essere stati raggiunti da Tessalonica è un miracolo. Ci ha seguiti per tutto il percorso, mentre attraversavamo il più in fretta possibile la Spelonca e il Trivio, tenendoci alla larga dalle strade più larghe e frequentate per tenerne lontana anche lei. Non si è fatta vedere, ma le sue urla ci hanno accompagnati per tutto il percorso, sempre più vicine. Da un certo punto di vista ci ha fatto un favore. Siamo stati costretti ad andare più veloci, non ci ha lasciato il tempo di lamentarci o pensare a quanto sia disperata la nostra situazione, almeno finché non abbiamo raggiunto questo posto.
E lo abbiamo trovato pieno di gente.
«Malombra, te l’ho già detto che sei un coglione?»
La piazza davanti al tempio ospita un incrocio tra una fiera di paese, una festa religiosa e un festival di artisti di strada. Odora di cibo e alcool, di fumo di legno, carbone, tabacco e incenso, di troppi corpi in uno spazio ristretto. Musica e voci si confondono in un brusio che mi costringe quasi a gridare per farmi sentire.
«E adesso che ho fatto?» Il fattucchiere, tra tutti noi, sembra quello messo meglio. Nonostante i segni dell’incontro coi lemuri siano ben visibili sul suo volto, proprio sotto l’orribile cicatrice non più nascosta dagli occhiali, ha mantenuto intatto il suo atteggiamento insopportabile.
«Ci hai portati qui, ecco cos’hai fatto!»
«Proprio dove dovevamo venire. Quando ho analizzato maschera di coniglio alla ricerca del mago ho sentito questo posto. Il necromante non dovrebbe essere molto lontano, e potremmo ottenere un po’ di aiuto dal santuario per quello che ho in mente.»
«Dai, ‘Ombra, non fare lo stronzo.» Sami è il meno provato fisicamente dei miei compagni, ma questa è la prima volta che lo sento parlare da quando abbiamo lasciato la libreria. Più passa il tempo, più sembra incupirsi e chiudersi in se stesso. Forse è perché non è abituato a essere braccato, o perché si sente in colpa per tutta la morte e la violenza che accompagna la nostra fuga, o semplicemente perché è terrorizzato all’idea di essere fatto a pezzi da un revenant. Probabilmente tutte e tre le cose. «Sapevi che ci sono le veglie davanti al tempio in questi giorni. Ti sembra questo il posto dove tendere una trappola a Tessalonica? Tra tutte queste persone?»
«Non ti ci mettere anche tu. Dobbiamo essere vicini al necromante, se vogliamo costringerlo a uscire allo scoperto, e questo è l’unico punto di riferimento certo che ho. Se non ti sta bene, tanto vale che te ne vai un paio di strade più in là ad aspettare la sirena!»
Sami impallidisce, barcolla come se avesse ricevuto un pugno. Fa per dire qualcosa, ma Irene lo precede.
«Il nostro testimone non va da nessuna parte.» Non sta bene. Non può stare bene. Questa volta non si è limitata a usare lo sguardo, ha lasciato che il sangue di gorgone dentro di lei la mutasse. Zanne e artigli di bronzo, e chissà cos’è successo alla sua pelle, alle sue ossa… Ha utilizzato i cambiamenti che il suo corpo non riesce a reggere, quelli che l’hanno portata già una volta nelle mani del Professore. E che la uccideranno. «Siete sotto la nostra protezione. E anche questa gente lo è.» Sta soffrendo, ne sono sicura. Anche se lo nasconde bene, quelle piccole smorfie, quel continuo serrare i pugni, non sono da lei. Ma non ha mai permesso al suo fisico di impedirle di portare a termine una missione. «Ci occuperemo di loro come stiamo facendo con voi. Giusto?»
Non solleva la testa, ma so che la domanda è rivolta a me. Sospiro. «Giusto.» Mi volto a fronteggiare la piazza. Un gruppo di ragazzi vestiti di nero mi passa davanti. Reggono dei pali con cui manovrano un grosso uccello di legno dipinto di rosso e oro, muovendone ali, collo, testa e coda in modo da simularne il volo. Ogni tanto il volatile emette un armonioso cinguettio, fastidiosamente realistico. Li osservo mentre ci superano e rientrano nella folla, tra applausi e risate. «Ma come la facciamo evacuare tutta questa gente?»
«Bisogna parlare con loro.»
Guardo nella direzione indicata da Sami. Non mi ci vuole molto a capire a chi si riferisce. L’uomo e la donna indossano abiti bianchi e rossi, di taglio antiquato e fin troppo formali per una situazione del genere. Si somigliano molto, stesso fisico slanciato, stesso volto scarno, stessi occhi sottili. Osservano quello che succede attorno a loro, la preparazione del cibo, i canti, i balli, gli spettacoli, senza prenderne parte, con l’attenzione distaccata dei sorveglianti. E poi, beh, sospesa sulla punta dei loro lunghi bastoni di metallo galleggia una piccola sfera di fiamme. «Guardie del santuario, eh?»
«Vuoi che ci parli io?» propone lui. «Non sono esseri umani…»
La mia occhiataccia lo fa arretrare di un passo. «Non ce n’è bisogno, vedrai che me la caverò» rispondo, cercando di non suonare troppo gelida. Ma non può trattarmi da impedita solo perché non sono riuscita a capire quegli stupidi goblin! «Restate qui, torno subito.»
Mi faccio strada tra un gruppo di ubriachi che sta improvvisando una giga, ignorando la donna che mi grida dietro «Ehi, ma ti sei accorta che perdi sangue?». Le guardie abbandonano ogni tentativo di sembrare rilassate quando capiscono che mi sto dirigendo verso di loro. L’uomo mi blocca abbassando il bastone non appena arrivo a pochi passi da lui. La sfera di fuoco disegna nell’aria una striscia di luce multicolore che permane per alcuni secondi, prima di disperdersi.
Non dicono nulla. Immagino che tocchi a me presentarmi. «Scusate se vi disturbo. Sono un’inviata dell’ufficio…» Oh, ma vaffanculo. «Sono una Furia. Là dietro c’è il resto della mia squadra. È in corso una missione per conto del Tribuno, e abbiamo bisogno che tutti i civili nella piazza vengano sgomberati.» I due si guardano tra loro, esitanti. Posso capirli, non devo avere un aspetto che ispiri fiducia. Ma non ho tempo di metterli a loro agio. «In fretta» insisto, calcando sulle parole, sfoggiando il mio sguardo più minaccioso e facendomi avanti.
«Indietro! Ferma!» strilla la donna, puntandomi il bastone al volto.
Con un lamento esasperato lo afferro e lo sposto di lato, lontano dalla mia faccia, provocando un urletto spaventato. «Se non fate andare via queste persone, presto ci sarà un massacro!»
Prima che i due possano reagire, un’esplosione di luce attira l’attenzione di tutti. Lascio andare il bastone e mi volto verso il centro della piazza, dove è comparsa un’alta e sottile colonna di fuoco. La folla si allontana, lasciandole spazio e creandole un cerchio attorno. C’è chi grida spaventato, chi applaude, chi esulta. Ma, dal modo in cui almeno una mezza dozzina di guardiani le si sta avvicinando di corsa, non curandosi di buttare a terra chi gli intralcia il cammino, direi che non fa parte di nessuno spettacolo in programma.
Improvvise come sono comparse, le fiamme scemano e si dissolvono, rivelando al loro centro una donna. Altezza media, testa rasata, un giubbotto di pelle rossa che ha conosciuto tempi migliori, un lieve fiatone. I suoi occhi ardono di luce arancione, proprio come le sue mani.
Tutti restano a fissarla in silenzio. Persino io trattengo il fiato mentre apre la bocca e…
«Adesso mi volete ascoltare, cazzo?» urla con tutte le forze. «Dovete andarvene tutti! È pericoloso restare qui!» Eh? Lo sa anche lei? Come… «Ci sarà un assalto al tempio. I lemuri stano arrivando!»

(continua qui)

Annunci

Un pensiero su “Fabula XLVIII (prima parte)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...