Fabula XLVII (terza parte)

(continua da qui)

L’uomo accenna un inchino. «Non posso dire che sia un piacere incontrarvi in queste circostanze.»
«E io non posso dire che sia un piacere conoscere i tuoi, di amici.» L’Ospitaliere si guarda intorno, lentamente. «Non ho mai apprezzato la tua magia, ma da quando hai cominciato a circondarti di queste schifezze non-morte?»
«La Frattura ha cambiato tutti. Pensa che io all’inizio non volevo credere che ti fossi venduta.»
Approfitto di quella conversazione per studiare la situazione in cui ci siamo infilati. Il grosso lemure, Grigory, è rimasto immobile, chino su Folco, la mano destra stretta intorno a quella che, a vederla da questa distanza, sembra effettivamente una baionetta. L’altra creatura si è avvicinata a lui trascinandosi dietro il suo prigioniero, che ha l’aria di qualcuno che ha passato una giornata orribile. Beh, non è il solo.
«Venduta? Io?»
«Mantenere gli sporchi segreti del Tribuno, nasconderti dentro un santuario… Tu come lo chiami?»
L’uomo ha corti capelli castani, è un po’ sovrappeso, e non si perde una parola di Mila o del Velato. Da quando l’Ospitaliere ha  fatto la sua entrata in scena non ha distolto gli occhi da loro neanche per un attimo.
«Fare ciò che è necessario per proteggere me e gli altri sopravvissuti, te compreso. E tu invece hai buttato nel cesso il risultato di anni di sforzi, ci hai messi tutti in pericolo svelando la nostra esistenza a dei mostri e ti sei alleato con loro!»
Il Velato scuote la testa. «Non vi sto mettendo in pericolo, vi sto dando una scossa. Vi sto chiamando alle armi.» Allarga le braccia. «Guarda cosa ho fatto. Ho messo i nostri invasori l’uno contro l’altro, ho radunato un esercito che potrà fare pulizia dopo che si saranno fatti a pezzi tra di loro, ho creato un’opportunità unica di riscatto per gli esseri umani! Tu e gli altri dovreste essere al mio fianco, a riprendere la lotta da dove l’abbiamo lasciata.»
Intanto Davelli, cercando di farsi notare il meno possibile, ha iniziato a spostarsi, allontanandosi da noi e avvicinandosi al lemure. Non riesco a capire se abbia in mente qualcosa o voglia solo avere una visione migliore di Folco per assicurarsi delle sue condizioni.
«Ma ti ascolti?» Mila abbassa la spada e si sposta i capelli dalla fronte, sbuffando esasperata. «Abbiamo perso la guerra. Quella lotta è finita.»
«No. Non è mai finita. Stiamo solo fingendo di essere in pace, e che le vittime che si accumulano ogni giorno da entrambe le parti siano fisiologiche, cose che capitano, di cui non bisogna preoccuparsi. Beh, mi sono stancato. Metterò fine a questa situazione e demolirò la vostra ridicola ipocrisia.»
Non so per quanto tempo i due continueranno a discutere, ma quando finiranno non saremo in una buona situazione. Ci sono almeno tre avversari, senza contare i rinforzi che potrebbero arrivare dall’interno della Magione, e uno di loro è un mago. Probabilmente è troppo anche per l’Ospitaliere. E io non ho idea di come fare ad aiutarla. Se solo ci fosse Silva…
«E sei pronto a riempire le strade di sangue per questo?»
«Non sarebbe la prima volta che lo facciamo, no?» Il Velato mi lancia un’occhiata, poi fa scorrere lo sguardo su Davelli e sull’uomo inginocchiato. «Noi altri ne abbiamo fatte di cose orribili durante la guerra, lo sapevate?»
«Abbiamo fatto quello che credevamo fosse necessario, anche sbagliando. Ma, a differenza tua, quando è giunto il momento di fermarci lo abbiamo capito.» Mila si avvicina al mago con calma, un breve passo alla volta. «Sai che non posso permetterti di continuare. La spada è davvero seccata con te.»
E Folco? Da quando ha smesso di urlare non ha più emesso un suono. Dalla posizione del lemure, è possibile che gli stia tenendo una mano sulla bocca, per zittirlo e bloccarlo a terra. La luce della torcia viene riflessa da qualcosa di umido che ricopre l’erba intorno a lui. Ha tutta l’aria di essere sangue.
«Ho un’armata di lemuri ai miei ordini. Pensi di poterli sconfiggere da sola?»
«Io qui ne vedo solo uno.»
«Ed è più che sufficiente, visto che ha ancora tra le mani l’ostaggio. Lo faccio ammazzare o mi dai le foto senza perdere altro tempo?»
«Cosa ti fa pensare che le abbia con me?»
Il mago scoppia a ridere. «Cose così importanti, mentre io le sto cercando? Per favore…»
«Se te le do proverai a ucciderci tutti lo stesso, no?»
«Perché dovrei? Forse dovrò ammazzare te a causa dell’ostinazione della tua stupida spada. Ma, anche se non posso garantire per i mostri che popolano questo posto, personalmente non ho nessun motivo per fare del male ai tuoi compagni. Anche se andassero a denunciarci o dare l’allarme, sarebbe comunque troppo tardi.»
Mila annuisce. «Già, il vostro piano è già in esecuzione. Attaccare la città cominciando dall’Ardente. È pieno di esseri umani lì, in questo momento, lo sai.»
«Collaborazionisti. Traditori. Ma domattina saranno diventati vittime innocenti di mostri impazziti. Saranno molto più utili da morti che da vivi, non ti pare?»
«Beh, non è stata una grande idea farmi ascoltare i tuoi progetti, allora. Ho già mandato qualcuno al santuario ad avvisare del vostro arrivo.»
Ah, ecco dov’è finita Silva. È una buona idea, lei è un’agente dell’EXO, ha la credibilità per farsi prendere sul serio dal personale del santuario e…
«E credi che farà in tempo?» Il Velato sembra divertito, mentre pone quella domanda.
«Che vuoi dire?»
Davelli continua a spostarsi. Credo che stia solo aspettando l’occasione giusta per cercare di liberare Folco, anche se non so come possa immaginare di farcela. Devo aiutarlo. E quella torcia piantata nel terreno, così vicina a me…
«Sono parecchi minuti che mi è stato chiesto di radunare i miei lemuri per un attacco all’Ardente. E io sono un mago, uno che fa succedere le cose solo volendolo. Pensi che non siano già lì?»
A quelle parole un brivido gelido mi scivola lungo la schiena. No, sta sicuramente bluffando. Sta tentando di confonderci, distrarci, farci arrabbiare…
E con me ci sta riuscendo in pieno, lo stronzo. In questo momento l’unica cosa a cui riesco a pensare è quanto mi piacerebbe strangolarlo con i suoi stessi veli.
«Oh, peggio per i tuoi fantasmi, allora» replica Mila, con un sogghigno. «Non sanno cosa li aspetta.»
«Non sei cambiata affatto, sempre a sottovalutarmi…» L’uomo scrolla le spalle. «Eppure adesso io sono quello con l’ostaggio, e tu sei quella che mi darà le foto.» Tende una mano. «Immediatamente.»
Lei sospira e fa per prendere qualcosa dalla tasca interna dei pantaloni. Mentre lo fa si volta verso di me e strizza un occhio.
«Allora?» la incalza il Velato.
«Allora…» Mila è veloce come sempre. Passa da una posizione rilassata a una di guardia in un istante, e l’attimo successivo la spada sta già puntando verso il petto dell’incantatore. Lui sgrana gli occhi, incredulo. Non ha neanche il tempo di gridare, la punta dell’arma sta già lacerando i suoi elaborati abiti rituali…
E si ferma senza affondare. Non sono neanche riuscito a vedere Grigory muoversi, ma ora non è più insieme a Folco, ma accanto a Mila. La sua enorme mano avvolge quella con cui la donna regge la spada.
«Oh, merda…» la sento mormorare.
Il Velato cade a terra, con le mani strette sul torace, ansimando. Quando parla la sua voce suona stridula e spaventata. Sembrerebbe quasi buffa, se non facessi caso alle parole che sta gridando.
«Uccidila, maledizione, uccidila subito! E se qualcuno si intromette, uccidi anche lui!»

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