Fabula XLV (terza parte)

(continua da qui)

«Oh, no…» È tutto il disappunto che mi concedo di esprimere. Con quello che sta succedendo, i libri distrutti dovrebbero essere l’ultima delle mie preoccupazioni. Ma non posso fare a meno di supplicare qualunque entità in ascolto che Irene non abbia dato fuoco all’unica copia disponibile di qualcosa.
Vittoria rovescia lo spettro all’interno del cerchio. Il lemure balza subito in piedi, ma quando prova ad avvicinarsi alle fiamme esita, e torna verso il centro.
«Fuoco. Altro che nastro adesivo.» Irene parla con voce rotta, a malapena udibile. Mi sembra che abbia anche difficoltà ad articolare le parole. È seduta a terra, rannicchiata, le gambe strette al petto, il viso premuto contro le ginocchia. I suoi serpenti ora non sembrano più furiosi. Si muovono guardinghi, e fanno scattare le lunghe lingue come se stessero assaggiando l’aria.
Vittoria si inginocchia davanti a lei. «Come stai? Va tutto bene?»
Irene scuote appena la testa. «Gli artigli… ora sono…» Solleva le mani e allarga le dita. Le unghie sembrano più corte che durante il combattimento, ma sono ancora lucide e di un innaturale color bronzo. Rivoli di sangue le scendono dai polpastrelli fino ai polsi. «E… e credo che le zanne allungandosi si siano incastrate nell’apparecchio.»
«E hai altri dolori? Problemi a respirare o a muoverti?»
«Niente di grave.» Tira su con il naso. «Passerà tra poco.»
«Non avresti dovuto farlo. Me la sarei cavata.»
«Eri in pericolo, e sei ferita.»
«Sto bene. Non solo porto i guanti, ho anche la testa durissima.» La Furia accenna un sorriso. Ma quando si alza e si volta verso di me la sua espressione non riesce a nascondere la rabbia. «Sami, stai attento a non far spegnere quelle fiamme.»
«Non vorrai mica che le alimenti con altri libri?»
«Se trovi altro combustibile puoi usare quello.» Ignora il mio gemito esasperato e si avvicina a Malombra, tirando un calcetto contro le sue scarpe. «E tu per quanto vuoi rimanere sdraiato lì?»
«Ah, qualcuno si è ricordato di me» replica il fattucchiere, sollevando la testa. «Sono solo quasi morto!»
«Hai preso un pugno e qualche calcio, non farla tanto tragica.»
«Forse ho qualcosa di rotto. E sto sanguinando!»
«Perdi sangue da un taglietto in faccia, sembra molto peggio di quanto non sia. Pulisciti e fai quello che devi con quello spirito, prima che gli faccia fare la fine degli altri due.»
Interrompo la mia ricerca, tra i libri caduti dagli scaffali, di un volume che non mi senta in colpa all’idea di bruciare. «Ma non ce n’è nessun bisogno. Ora è innocuo.»
«Innocuo?» replicano in coro la Furia e Malombra.
«Ehi, ha cercato di uccidere anche me! Ma non lo ha certo fatto per scelta. È uno spirito danneggiato e schiavizzato.»
«Non ho più intenzione di correre rischi» replica Vittoria. «Qualcuno poteva morire. E Irene ha…» Si interrompe e scuote la testa. «Ho già dato retta una volta di troppo alle vostre idee di merda.»
«La mia idea di merda però è l’unica che sia stata proposta» sbotta Malombra. «La tua invece qual era, continuare a girare a vuoto in attesa di farci ammazzare?»
«Smettetela, per favore!» Irene si è rimessa in piedi, e riesce anche a parlare più liberamente. Ha in mano un piccolo oggetto, che sembra un insieme contorto di fili di ferro. Lo lascia cadere, e raccoglie da terra il suo largo cappello di stoffa. «Non è colpa di Malombra. Era davvero una buona idea. È che non abbiamo a che fare con un mago comune.» I serpenti ora strisciano piano tra i suoi capelli, e alcuni si sono raggomitolati, come per dormire. «Le sue creazioni sono più forti di quanto ci si aspetta, e disposte strategicamente per sorvegliare i percorsi che potrebbero portare a lui. Questo non è stato un attacco improvvisato.» Si fa scivolare il cappello sulla testa, stando attenta a non toccare le serpi e a coprirle completamente. «Questi lemuri sono stati istruiti per tempo a condurre assalti del genere su chiunque provi a evocarli.»
«Come fai a dirlo?» chiede Malombra.
«Da come hanno combattuto, direi che almeno uno dei tre ha un’energia mistica superiore a quella che dovrebbe avere un lemure nato da un’anima inadatta. E tutti insieme…»
«Ne hanno abbastanza da far crollare protezioni pensate per contenere una singola, debole creatura. Il coniglio dev’essere stato creato appositamente per questo scopo» conclude il fattucchiere. «Ecco, mi pareva che il mio cerchio non potesse fare così schifo!»
«Allora il necromante non sa che lo stiamo cercando?» interviene Vittoria.
Irene scuote la testa. «Probabilmente no. Ma credo che sarà comunque preparato, quando arriveremo a lui.»
Finalmente ho trovato il libro che cercavo. Mi avvicino alle fiamme con una raccolta di foto di una qualche teen-sensation musicale del pre-Frattura, cercando di non pensare a quello che sto per fare. «E allora?» La carta patinata scadente brucia malissimo, ma la cosa non sembra fare nessuna differenza per il coniglio. Resta lontano dal cerchio, con la maschera rivolta verso di me. Rabbrividisco nonostante la vicinanza al fuoco.
«E allora è inutile essere discreti. Che è un bene, perché la discrezione non è il mio forte.» Malombra si accosta al cerchio e schiocca le dita per attirare l’attenzione del lemure. «Ehi. Ehi! Mi hai rotto gli occhiali, adesso ti tocca guardarmi negli occhi.» Qualcosa comincia a muoversi sotto il suo occhio sinistro, quello su cui porta il sigillo. Distolgo lo sguardo, e anche Vittoria e Irene fanno lo stesso.
Mi metto a osservare il mobilio sfondato, i libri distrutti, le macchie scure e unte lasciate dai corpi del leone e dal maiale quando si sono dissolti. Come farò a spiegare questo disastro al proprietario? E a Marciano? Per me ormai non ci sono speranze, ma spero che non venga licenziato anche lui…
«Oh, sì. Sì, eccoti.» La voce di Malombra suona eccitata. «Puoi proteggerti quanto vuoi, brutto stronzo, ma non puoi nasconderti da me. Non con un lemure così… No, fermo!»
Mi volto di scatto. Vedo lo spettro piegarsi in avanti e sfilarsi la maschera, tirandola per le orecchie. E un istante dopo non c’è più nulla da vedere, se non una testa di coniglio caduta sul pavimento, accanto a una macchia appiccicaticcia.
«No, vaffanculo, no! C’ero quasi!»
«Si è… suicidato?» Vittoria si avvicina al cerchio con cautela, ancora incredula.
«Già. Così ha interrotto il rapporto tra sé e il necromante, il bastardo. Ma non abbastanza in fretta. Mi sono fatto un’idea di dove si trovi. E una volta lì ho in mente un piano perfetto per farlo uscire allo scoperto.»
La Furia scuote la testa. «Ecco, ora so che questa storia finirà malissimo.»
«E non ti ho ancora detto che la mia idea comprende Tessalonica.»
«Cosa?»
«Ti ricordi? Abbiamo acceso una fiamma per falene. Scommetto che anche il nostro revenant se n’è accorto. Con un minimo sforzo posso mantenere la luce visibile, e farci seguire.»
«Ecco, sei impazzito del tutto.»
«Aspetta di vedere quello che ho in mente…»
Mentre i due continuano a battibeccare passo attorno al cerchio, battendo i piedi sui fogli che ancora bruciano, soffocando le fiammelle e sollevando frammenti di carta carbonizzata.
«Mi dispiace davvero. Il tuo negozio…» Irene è alle mie spalle, e sussurra così piano che non credo che gli altri riescano a sentirla.
«Era un’emergenza, e hai fatto quello che dovevi. Sono io a dovermi scusare per aver quasi rovinato tutto.» Le lancio un’occhiata. È a capo chino, e ha incrociato le braccia sul petto per nascondere le mani. Ho conosciuto tantissimi cambiati, ma nessuno come lei. È qualcosa di raro, forse unico. Come lo era Tessalonica. «Stai bene? Vittoria sembra davvero preoccupata per te.»
«Sono io a essere preoccupata per lei. Per tutti noi. La persona che stiamo cercando è…» Si china, e accarezza esitante le orecchie della maschera da coniglio. «Ho una sensazione orribile.»
Cerco qualcosa di rassicurante da dire, ma non lo trovo. E mi sembra quasi di sentire un acuto, orribile strillo risuonare in lontananza.

Annunci

Un pensiero su “Fabula XLV (terza parte)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...