Fabula XLIII

«Uscire da soli dai cerchi delle fate è difficilissimo.» Folco mi tiene vicino a sé mentre si avvicina ai piccoli funghi. È assurdo, ma anche in un momento del genere mi imbarazza stare attaccato a uno sconosciuto. Soprattutto considerando quanto puzzo. «Si estendono fino al Mondo di Mezzo, che è strano, perché i funghi di solito hanno pochissima personalità e non sono molto portati per la roba mistica.» Tende una mano, palmo aperto in avanti, attento a non superare il confine del cerchio. «In realtà conosco una ragazza che potrebbe bruciarli senza doversi neanche avvicinare, quindi per lei sarebbe facile. Ma per gli altri è complicato, perciò resta una cosa difficile, credo…» La sua voce si perde in un mormorio confuso.
Non sono sicuro di cosa voglia dire, ma annuisco. Ora che la luce della torcia è sparita il giardino è stato inghiottito dal buio, ma Folco sembra intento a fissare qualcosa nell’oscurità davanti a sé. Sussurra frasi che non capisco, e mentre lo fa una brezza gelida inizia a soffiarci alle spalle.
In quel vento posso sentire le sue parole ripetute più e più volte, trasportate tra i rami degli arbusti, sotto le radici sporgenti dei grossi alberi, nei ripari creati dalla caduta dei putti di gesso. Il giardino si riempie di echi… no, voci, decine di voci diverse che sibilano gli stessi suoni, quelli che escono dalla bocca di Folco. Un pizzicorino mi percorre la pelle. Adesso stargli vicino non sembra più una brutta idea.
L’erba ondeggia davanti a noi, e, mentre il vento cala e le voci si spengono, delle piccole figure emergono ai margini del cerchio. Sembrerebbero bambini di due o tre anni, se non fosse per i movimenti improvvisi e rapidissimi, e per l’ingombrante cappuccio calato sulla testa. I monacelli ci girano attorno, restando a distanza di sicurezza dai funghi.
«Ciao.» Folco parla con tranquilla naturalezza. I folletti indietreggiano un po’ al suono della sua voce.
«Ma che hai fatto?» sussurro. «Come facciamo a fuggire adesso? Daranno l’allarme!»
«Ho convocato gli spiriti protettori di questo posto.»
«Questi? Mi aspettavo qualcosa di più grosso e spaventoso…»
«Oh, ce ne saranno di sicuro. Qualcosa di pericoloso all’entrata, magari.» Non riesco a decidere se la sua noncuranza è più rassicurante o irritante. «Ma quelli ci sono stati portati. I protettori vivono in un certo luogo. Ci sono nati, o l’hanno scelto, e ci rimangono quando tutti gli altri se ne vanno. Spiriti della casa, penati, a volte anche piccolissimi dei.» Spero davvero che Celeste non rientri nell’ultima categoria. A un dio dovrei procurare dei biscotti di qualità migliore. «E con voi possiamo trovare un accordo, no?» continua, rivolto ai monacelli.
I cappucci delle creature ondeggiano. Uno si avvicina un po’ di più a noi. Folco si inginocchia alla sua altezza, e ricomincia a mormorare. Sta dicendo qualcosa a proposito di patti e favori, di servizio e fedeltà. Il folletto non emette nessun suono, ma resta immobile ad ascoltare.
Io invece continuo a guardare nella direzione in cui è andata via Anna. Da un momento all’altro spunterà una luce, seguita dai Variaghi che vengono a prendermi. Chissà come faranno a tirarmi fuori da qui. E chissà come mi uccideranno. Spero in fretta. Ma forse è pretendere troppo, visto quello che si dice di loro… E se mi portassero davanti ad Anna per farlo? No, non posso permetterlo. Forse se tentassi la fuga potrei costringerli ad ammazzarmi velocemente…
Folco si tira in piedi, mi prende sottobraccio. «Pronto?»
«Per cosa?»
Il monacello tende la mano attraverso il cerchio, e l’uomo la stringe nella sua. «A uscire.»
Il folletto si fa indietro, conducendo Folco, che a sua volta tira me. «Aspetta, così…» Provo a fare resistenza ma incespico, perdo l’equilibrio, metto un piede in avanti per non cadere. E solo dopo averlo posato mi accorgo che è al di là del confine di funghi. «Oh!»
Folco mi sostiene mentre faccio un altro passo, e anche il secondo piede è fuori. «Ecco fatto.»
«Tutto qui?» chiedo, confuso. E anche un po’ deluso.
Annuisce. «Quando sei dentro il cerchio non puoi uscirne, ma se qualcuno all’esterno ti tira a sé non ci sono problemi.»
«Quindi hai chiamato i folletti…»
«Per avere qualcuno che ci conducesse fuori, sì. Non mi è venuto in mente nessun altro. Perché?»
«Niente. Forse mi aspettavo qualcosa di più… complicato, ecco. Ma va bene anche così!» aggiungo poi in fretta.
«Grazie. Il vostro aiuto non sarà dimenticato né da me, né dai miei.» Folco rivolge un inchino ai monacelli. Quando si rialza loro sono già spariti, lasciandosi dietro solo rumore di passi veloci tra l’erba. L’uomo si volta verso di me. «E adesso?»
«Eh? Perché lo chiedi a me?»
«Non so. A chi devo chiedere?»
Resto a guardarlo a bocca aperta. «Pensavo avessi tu qualche idea su come uscire da qui.»
Scuote la testa. «Nessuna. Non so neanche che posto sia, qui.»
Sospiro. Non posso dargli torto. «Una sala ricevimenti. L’edificio è di là.» Indico il buio alle sue spalle. «Ci sono i Variaghi che ti hanno portato qui, una fata pericolosa chiamata Zampa de Gal, almeno una persona con la vista, e chissà chi altro. Ah, e c’è un muro intorno a questo giardino, troppo alto e liscio da scavalcare.»
«Allora dobbiamo per forza passare dalla porta.» Fa spallucce e si incammina in direzione della sala.
«Aspetta!» Lo seguo di corsa. «Non possiamo entrare lì così, ci faranno a pezzi!»
«No, non credo. Non ricordo di preciso come mi hanno preso, ma addirittura farmi a pezzi…»
«Cerca di essere serio! Tra poco verranno a cercarmi e scopriranno che siamo usciti dal cerchio.» Mi mordo le labbra mentre cerco di pensare a cosa fare. Sono un seguace dei 47, dopotutto. Se c’è una cosa in cui dovrei essere bravo è non farmi notare. «Va bene, seguimi.»
Ripercorrere al buio la strada fatta per arrivare al cerchio non è facile, ma alla fine riesco a ritrovare l’arco di pietra bianca che ho attraversato per entrare in giardino. C’è un po’ di luce che proviene dall’interno della sala, il riflesso di fiaccole e candele accese chissà dove, ma non vedo nessuno.
È strano. I Variaghi sarebbero dovuti venire a prendermi già da un pezzo. Avevo previsto di nascondermi mentre passavano, e poi di sgattaiolare all’interno prima che dessero l’allarme, approfittando del fatto che ci sarebbero state meno persone tra noi e l’uscita per cercare di raggiungere l’esterno. E invece… Forse l’esecuzione era solo un bluff per convincermi a cambiare idea su Paolo? Ma Anna sembrava davvero in ansia per me…
Altre luci, rumori di passi e voci che si avvicinano. Lunghe ombre appaiono sui muri. Faccio cenno a Folco di farsi indietro e accovacciarsi, e lo imito.
«…così inaspettato! Abbiamo mandato a chiamare la Madre appena abbiamo saputo del suo arrivo, ma…» La voce è quella di un uomo. Forse lo stesso che mi ha interrogato insieme ad Anna.
«Allora sarà qui a breve, spero.» Un altro uomo. Una voce innaturale, gelida, priva di inflessioni, che non tradisce nessuna emozione. Mi mette i brividi. «Il maestro sente che è necessario fare il punto delle operazioni di oggi. E c’è la questione del recupero delle foto…»
«Ci sono stati dei problemi, ma è già stato tutto risolto.» Anna! La sua voce è vicina e chiarissima. Probabilmente stanno passando davanti all’arco proprio adesso. «I Variaghi aspettano di là, vi spiegheranno quello che è successo.»
È perfetto! Qualunque cosa stia succedendo, ha creato la confusione che ci serviva per fuggire. Ma ho bisogno di sapere di preciso in che direzione stiano andando, e se Zampa de Gal è con loro. Io con me ho Folco, ma quel bastardo ha una pistola.
Mi spingo un po’ in avanti, quel tanto che basta per sbirciare attraverso l’arco. Intravedo Anna, con in mano una torcia, che mi nasconde la vista della persona con cui sta parlando. Nel gruppetto che la segue c’è Zampa, appena dietro a un tizio massiccio con un lungo cappotto nero e rosso, poi un Variago che regge un candelabro, e tra di loro…
Cado all’indietro, respirando rumorosamente, cercando di calmarmi.
«Ti senti bene?» mi chiede Folco, sorreggendomi.
Non è possibile. Devo essermi sbagliato. «Non lo so.» Non ci sono video chiari dell’epoca, e anche se la palandrana e il velo sono simili non vuol dire che… «Credo…» Ma Zampa de Gal ha giurato. E anche Anna ne sembrava sicura. «Credo di aver visto…» Può essere vero? Può essere qui, adesso, con me?
Mi volto a fissare Folco. «Ho visto passare il Velato. Uno dei 47!»
Lui sgrana gli occhi, e sul suo volto compare un sorriso. «Ma dai! È già il secondo oggi…»

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