Fabula XLII (prima parte)

Il Municipio 3 sta bruciando.
Non un grande incendio, in realtà. Piccoli focolai al primo e al secondo piano, muri anneriti, fumo nero che si solleva da finestre e portoni sfondati. Non ci sarà neanche bisogno di chiamare i cambiati elementali della Protezione Civile per contenerlo.
Ma un palazzo del governo dato alle fiamme è un simbolo potente. I feriti e i morti si possono nascondere, gli scontri e le proteste minimizzare. Invece la luce degli incendi e gli edifici danneggiati tendono a farsi notare. Ne starà parlando già mezza città, e l’altra metà comincerà domattina.
Dovrei esserne preoccupata. La mia priorità dovrebbe essere cercare di limitare i danni, organizzare un cordone per tenere lontani la stampa e i curiosi che di certo arriveranno presto, valutare le perdite, scoprire cosa è successo esattamente qui. Ma non riesco a curarmene.
Appena mi sono resa conto di cosa stava accadendo ho iniziato a correre, lasciando gli altri a badare al bel tipo che continuava a trascinarsi lento, ignorando le parole di Irene, le risate stridule delle bande di Alichini all’inseguimento di qualcuno nelle strade vicine, i buchi sul selciato dove sono state strappate pietre da usare come armi, i cassonetti rovesciati, i monconi delle lance di legno spezzate, le punte ancora impregnate di sangue. Ho interrogato agenti confusi e civili terrorizzati, ascoltando distrattamente storie di un agguato e una battaglia, di un attacco di uomini, mostri e lemuri alle Alseidi impegnate a disperdere una manifestazione, dei rinforzi da altri rioni che hanno alla fine respinto gli assalitori, e non ho scoperto nulla su quello che m’importa davvero. Mi sono precipitata nelle tende che i soccorritori hanno tirato su di fronte al Municipio per dare la prima assistenza ai feriti, e adesso sto passando in rassegna ogni branda e barella, trattenendo il respiro tutte le volte che vedo medici preoccupati e azione frenetica intorno a un paziente che non ho ancora controllato, o mi avvicino a esaminare un volto troppo tumefatto per essere riconoscibile da lontano.
Ci sono alcuni impiegati municipali ustionati o intossicati dal fumo, ma la maggior parte di quelli che stanno ricevendo cure sono Alseidi, a giudicare dalle tracce di colori di guerra sui loro volti e dalle raffazzonate armature in pelle e legno che giacciono ai piedi di molte brande. Alcune sono ferite gravemente. Chiunque sia stato ad attaccarle ha colpito duro.
E Fra era con loro. Lui può anche avere uno spirito di lupo che ha fatto la tana nella sua testa, ma è solo un ragazzo. Uno troppo sicuro di sé.
Schivo infermieri che passano di corsa portando vassoi di strumenti e spingendo sedie a rotelle, ignoro le grida di quelli che mi dicono che non posso stare qui, sposto di peso le persone che mi nascondono la visuale di un lettino.
Deifobe è come lui, vede solo la sua forza e le sue potenzialità. L’età degli esseri umani è un concetto che ha perso ogni senso per lei. Tocca a me essere quella di buon senso, proteggerlo, impedire che gli succeda, o che faccia, qualcosa di terribile. Ma oggi non dovevano esserci rischi. Era una trappola organizzata dalla Sibilla. Niente poteva… doveva andare storto!
«Non mi ha sentito? Deve andarsene!» Un’infermiera alta la metà di me mi si para davanti, braccia sollevate e palmi aperti, bloccandomi la strada. Resto a fissarla, incerta. «Qui possono starci solo feriti e personale medico.»
«Io… io sto cercando una persona. Un ragazzino sui sedici anni, ma sembra più grande per la barba. Potrebbe essere qui.»
Mi osserva per un attimo, poi sospira, abbassa le braccia e mi posa una mano sulla spalla, facendomi strada. «Qui non l’ho visto. Se vuole possiamo andare a chiedere nella tenda azzurra…» mormora.
Mi irrigidisco. Non è la prima volta che mi trovo in situazioni come questa. E so che sta parlando della tenda tirata su lontano dalle altre, quella che viene evitata da tutti, per quanto possibile. Quella dove vengono portati i cadaveri.
La spingo via con più forza di quanto volessi, mandandola a sbattere contro una barella. Esco in fretta all’aperto. No, non può essere morto. Anche cercarlo tra i feriti è stato ridicolo. Il lupo dentro di lui è violento e imprevedibile, ma tiene alla sua sopravvivenza. In caso di pericolo avrebbe preso il controllo per portarlo in salvo.
Purché Fra abbia avuto il tempo e la lucidità di sfilarsi l’ago d’argento dal collo, quando la situazione è degenerata. O non si sia spinto troppo avanti tra i nemici nella foga del combattimento, trovandosi poi tagliata ogni via di fuga…
Scuoto la testa e mi guardo attorno. Dove sono le Alseidi uscite illese dalla battaglia? E le due reclute che Fra doveva portare con sé? Vedo solo la squadra che si sta occupando dell’incendio, alcuni civili, una manciata di poliziotti di guardia, così pochi che mi chiedo perché diavolo li abbiano mandati.
E gli sciacalli, ovviamente. Gli strani uccelli dalla lunga lingua che leccano da terra gocce di sangue secco, e piccoli folletti emersi da fogne o scantinati abbandonati che strisciano curvi lungo i muri o si affacciano dagli angoli in ombra, per poi correre allo scoperto, afferrare cose come un bottone, il pezzo di un vestito strappato o un frammento di vetro, e fuggire saltellando, ridendo e urlando di trionfo. Sono glabri, con gli occhi sottili e il naso schiacciato, e nudi, a parte un copricapo conico e molle messo insieme con ritagli di stoffa. I ventri tondi e penduli fanno uno strano contrasto con gli arti troppo sottili. Hanno un qualche nome greco, ma la gente preferisce chiamarli goblin.
«Sei impazzita?» Sobbalzo alla voce di Irene dietro di me. Alla fine lei e gli altri sono arrivati. «Correre via in quel modo, lo sai che Sami ha ancora difficoltà a muoversi!» Mi ci vuole un attimo a capire che sta parlando del bel tipo. «Non è sicuro per le strade, se…»
«Non so dove sia Fra.»
Le sue labbra continuano a muoversi, ma non ne esce nessuna parola. Fa per sollevare il volto verso di me, ma si ferma a metà del movimento, e lo riabbassa. «Non è qui?»
Quasi lancio un’occhiata alla tenda azzurra, ma mi controllo in tempo. «Non riesco a trovarlo. Forse ha seguito gli Alichini che stanno ripulendo le strade qui attorno e tornerà tra poco» dico, sorridendo. Non mi sento molto convincente, ma lei annuisce comunque.
«Beh, che facciamo?» chiede Malombra. «Non possiamo aspettare qui che Tessalonica ci arrivi addosso.»
Non posso dargli torto. «Non resta che tornare all’ufficio, a questo punto. Ci serve attrezzatura e supporto, e…»
«Non hai controllato se è tra quelli che non ce l’hanno fatta, vero?» La voce di Irene è un sussurro a malapena udibile.
Ridacchio nervosamente. «Certo che no, figuriamoci se Fra…»
Mi tocca il braccio con delicatezza. «Allora andiamo a vedere. Insieme.»
Provo a parlare, ma non ci riesco. Inizia a camminare, tirandomi gentilmente per la manica, e mi ritrovo a seguirla senza neanche accorgermene.
Non riesco a guardare la tenda che si fa sempre più vicina. Preferisco concentrarmi sui goblin che ci passano davanti di corsa e lanciano gridolini spaventati quando li sfioriamo. Alcuni si sono fatti coraggio e si sono avventurati in gruppo a rubare cianfrusaglie più voluminose: la gamba di una sedia distrutta finita chissà come fuori dal Municipio, un elmetto da lavoro giallo brillante che qualcuno ha forse usato per proteggersi negli scontri, una valigetta scura bordata di alluminio che in quattro stanno portando fuori da una stradina laterale…
Una valigetta simile alla mia.  E a quella che doveva avere Fra.
«Ehi, guarda quelli!» grido, liberandomi dalla stretta di Irene.
«Eh? Che succede?»
«Che state facendo? Lasciatela subito!» Faccio per avvicinarmi ai folletti, ma con un grido di terrore i goblin si voltano e tornano di corsa nel vicolo, la valigia ancora sollevata sopra la testa.
Irene mi dice qualcosa, ma non ci faccio caso. Mi lancio all’inseguimento, lasciandomi dietro lei e la tenda. A quello penserò dopo. Dopo.

(continua qui)

Annunci

Un pensiero su “Fabula XLII (prima parte)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...