Fabula XXXIX

Odore di vino scadente che si mescola a quello di frittura e spezie. Gruppetti di uomini e donne di mezza età che mangiano zuppe e arrosti di chissà cosa, chiacchierano in varie lingue e giocano a carte. Ai muri poster scoloriti di squadre di calcio e vecchi film. Una parete è occupata da un altarino, foto di ragazze e ragazzi circondate da fiori di carta colorata e allineate sotto lo sguardo benevolo di una divinità egiziana dalle ali multicolori raffigurata in una cartolina, della Madonna Immacolata effigiata su un santino, e della statuetta di plastica di una dea indiana a quattro braccia, con due mani aperte e due che reggono fiori.
Il Terzo Cerchio conserva ancora una certa aria da osteria nelle sedie di paglia, nei tavolini di legno e nei bassi soffitti di pietra, ma, come quasi ogni locale nel rione Tumuli, si sta trasformando in un luogo in cui ricordare le cose e le persone perse. O cercare di dimenticarle.
Mila ferma l’unica cameriera che abbiamo visto finora, una donna grassa e silenziosa. Al posto del mignolo e dell’anulare della mano destra ha due piccoli obelischi di quarzo, ma la cosa non sembra infastidirla. «Un’altra di queste» dice, indicando sul tavolo la terrina vuota che aveva contenuto delle verdure fritte in pastella.
«Ancora?» chiede Silva appena la cameriera si è allontanata. «Ma non hai sentito che odore hanno? Chissà con cosa le cucinano.»
L’Ospitaliere fa spallucce. «Sono piccanti, non mi serve sapere altro.» Si sporge attraverso il tavolino per parlarci a voce bassa. «Il vostro amico non ci ha messo molto a convincersi ad aiutarci.»
«Non è nostro amico» sbuffa Silva.
Mi volto a guardare Izabela, seduta qualche tavolo più in là e impegnata in una fitta conversazione con Davelli. Senza il cappello a nascondere la stempiatura, con un braccio intrappolato in un tutore e la stampella appoggiata alla sedia, il più famoso agente dell’EXO sembra vecchio e stanco.
«Siamo stati fortunati a trovarlo qui.» Le conversazioni degli altri clienti si rincorrono e sovrappongono intorno a me. Il problema non è fare le squadre, è trovare un palazzetto che non sia occupato da vagabondi o da fantasmi, o un campo che non sparisca dopo due giorni… I due anziani alla mia destra.  Verme nell’astrale è più veloce del Picchio, sono soldi facili… Due coppie dall’aria eccitata al tavolo accanto al nostro. Mia figlia doveva sposarsi, mancavano solo due settimane… Una voce femminile alle mie spalle.
«Non è stata fortuna» risponde Silva. «Chiunque conosca un po’ Sergio sa che quando non è al lavoro viene praticamente sempre qui.»
Mila si agita per l’ennesima volta sulla sua sedia. Il grosso cappotto sbucato da un armadio della madre di Iza è stato utile per avvolgere la spada e trasportarla dando meno nell’occhio, ma ora che è posato sulle sue gambe come un fagotto la sta facendo innervosire. «Per bere, giocare o pregare?»
«Per i muffin.»
Mi sono già giocato mezzo stipendio, stavolta non mi fregano… Se non fosse per il bambino smetterei di pagare l’affitto a quello stronzo e cercherei un posto dove stare nei palazzi abbandonati dietro la Cattedrale, non possono essere tutti infestati… Al Municipio 3 oggi c’è stato un casino che non hai idea, mi sa che se le stanno ancora dando… Altre voci, altre vite. Cerco di riscuotermi, di non lasciarmi trasportare dalle parole che raggiungono per caso le mie orecchie. La combinazione di stanchezza e candele fumose non mi aiuta a rimanere vigile e concentrato.
Iza invece non sembra avere problemi. Mentre Davelli le parla scrive rapidamente su un blocco o consulta i tarocchi. Anche quando gli risponde non si volta mai a guardarlo in faccia. «Comunque mi aspettavo anch’io che avrebbe fatto più resistenza, o almeno più domande.»
«Le sta facendo.» Silva prende una sigaretta dalla giacca e l’accende sfiorandola con un dito. «Credi che abbia portato Iza in disparte solo per non farci sentire i dati di Folco? La sta spremendo, anche se lei probabilmente non se n’è accorta. Si farà dire tutto quello che può, e poi lo userà contro di noi per ottenere altre informazioni. E se non pensasse che stare al nostro gioco sia il modo più rapido per scoprire dov’è Folco e salvarlo adesso ci starebbe interrogando sotto il tiro della sua pistola.»
Un’imboscata alle Alseidi, hanno avuto quello che si meritano… Dovevi vedere che abito aveva scelto, elegantissimo, e la sala poi, una cosa principesca, per niente pacchiana… C’era un banchetto dei CRU oggi in strada, dicevano che la città è fuori controllo e hanno ragione, mi hanno dato dei volantini…
«Non voglio che un uomo del genere venga a sapere di me» borbotta Mila.
«Non lo saprà certo da noi» rispondo. «Però Folco…» Un allestimento della chiesa bellissimo, rose, tulipani, tutti bianchi… Se potessi permettermi un esorcismo potrei permettermi anche l’affitto, invece pure gli abusivi … Ti assicuro, quello è fortissimo, gli ho visto indovinare in meno di quattro secondi una parola scritta su un muro in una stanza tre piani sopra…
«A Folco penseremo quando l’avremo liberato. Ma non avremmo mai dovuto coinvolgerli.»
Il rimprovero di Silva mi riporta alla realtà. «Non è stata una scelta. E con Folco in poco tempo abbiamo fatto così tanti progressi…»
«Sì, lui è un ragazzo unico.» La voce ruvida di Davelli. Sono così confuso che non l’ho sentito avvicinarsi. Prende una sedia e, muovendosi con cautela e lamentandosi un po’, si mette a sedere accanto a Mila.
«Allora, qualche risultato?» chiede lei.
Izabela annuisce e si siede a sua volta, iniziando a sfogliare il taccuino. «Coi nuovi dati ho potuto creare un quadro numerologico completo della situazione del signor Folco, e l’ho incrociato con la mappa gematrica della città…»
«Cosa?» la interrompe Silva.
«Vi ho già detto che la topografia della città non è registrata in maniera affidabile, quindi non posso utilizzare mappe e coordinate. Ma i patroni dei santuari e i nomi dei rioni che li ospitano sono elementi costanti. Traducendoli numerologicamente è possibile creare serie di cifre che sono in realtà punti nello spazio, e…» Mila tamburella impaziente sul tavolo, e Izabela si ferma e si schiarisce la voce. «Insomma, ho ristretto il campo e mi sono fatta un’idea di dove potrebbe essere ora il signor Folco.»
Di ragazzi che vogliono giocare ce ne sono tanti, i palloni si trovano, se ogni rione organizzasse un torneo e poi… I mostri sono impazziti, sono diventati ancora più pericolosi del solito, e il Tribuno non ci sta capendo un cazzo… DJ e complesso, mio marito non aveva badato a spese, buonanima, che prego sempre che lui e la bambina adesso siano insieme… Fascia Desolata…
«Nella Fascia Desolata, quindi?» Mila sta incalzando Izabela. Cosa mi sono perso?
«Non proprio. Nei pressi della Fascia, ma più vicino al santuario dell’Ardente.»
«Non è una zona molto vasta» interviene Davelli. «Ma ci sono un sacco di strutture abbandonate che dovremmo esplorare. C’è poco tempo, e potrebbero decidere di spostarlo in qualunque momento.»
«Dovremmo cosa?» chiede Silva. «Non penserai di venire con noi.»
«Certo che vengo, ragazzina. Hanno preso il mio operatore.»
«Capisco che sia preoccupato per lui, signor Davelli» interviene Mila, «ma noi…»
«Sono più preoccupato per voi, in realtà. Un dipendente EXO è stato rapito nel corso di un’indagine e volete liberarlo tenendo all’oscuro sia le forze dell’ordine che l’azienda? Non riesco neanche a immaginare tutte le cose che potrebbero andare storte e far finire voi morti e lui in guai ancora peggiori.» Si zittisce nel momento in cui la cameriera si avvicina, portando la terrina di verdure fritte. Le sorride e, con aria complice, solleva tre dita. Lei annuisce e si allontana in fretta. «Dovrei denunciarvi subito per questa stronzata, ma mi sembra di capire che Folco non ha molto tempo. Quindi…»
«Cerca di essere serio, Sergio, non riesci neanche a camminare!»
«Ho una gamba e un braccio, mi bastano. E voi avete disperato bisogno di un cervello funzionante.»
Le proteste di Silva si perdono nello sfondo dei suoni dell’osteria. Faccio fatica a tenere gli occhi aperti. Mi appoggio contro lo schienale della sedia e allungo le gambe. Va bene, ci giochiamo il Picchio, ma se perdiamo… Si erano asserragliati nel municipio quando è scoppiato l’incendio, chissà in quanti sono riusciti a scappare… Non ho avuto altri figli, lei era tutto per me, e neanche quella gioia le è stata data, indossare il suo abito bianco e…
«Ehi, ti senti bene?» La voce di Davelli. Qualcuno mi sta scuotendo. Che ci faccio sdraiato a terra?
«Che è successo?» chiedo.
Silva è china su di me. «Sei caduto dalla sedia, devi aver perso i sensi.»
«Merda, non credevo di essere ridotto così male.» Afferro la mano che mi porge e, col suo aiuto, mi rialzo. «Sarà stata l’aria soffocante, il rumore…» La mia caduta ha attirato l’attenzione, sento su di me gli sguardi dell’intero locale. Faccio un cenno di scuse, mi volto per assicurarmi di non aver urtato nessuno dietro di me…
E resto a fissare, confuso, un tavolo vuoto.
«Che succede?» mi chiede Silva.
«Che fine ha fatto la donna seduta qui?»
«Quale donna? Hai sbattuto troppo forte la testa?»
«Dai, quella che continuava a parlare di sua figlia e del suo matrimonio, il vestito, la festa… non puoi non averla sentita, con quella voce acuta.»
«Guarda che da quando siamo arrivati non si è seduto nessuno, lì. Ti sarai immaginato…» Si interrompe, e poi mi rivolge un sorriso trionfante. «E invece no. Cazzo, lo hai fatto di nuovo!»
«Eh? Che cosa?»
Non mi degna di una risposta. «È ora di riaccompagnarti a casa, Iza, noi dobbiamo andare.»
«Dove?» chiede Mila.
«Al santuario dell’Ardente. E da lì ci muoveremo verso la Fascia Desolata. Ho un’idea su quali posti controllare.»
«Sil, guarda che la botta in testa l’ho presa io, non farmi preoccupare!»
Silva mi afferra il mento con una mano e mi fissa negli occhi. «So cosa sto facendo. Ti fidi del tuo agente?» Non aspetta che sia io ad annuire. Mi muove la testa su e giù, e io l’assecondo. «Bene, che stiamo aspettando?»
«I miei tre muffin» risponde Davelli, con un sospiro. «Chi va ad avvisare in cucina di farmeli a portar via?»

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