Fabula XXXV (prima parte)

«Cambiare è doloroso. Cambiare fa paura.»
Ho distolto lo sguardo dal volto insanguinato di Tessalonica. Non sopportavo di vederla in quelle condizioni. Sto fissando il buio, da cui proviene il rumore del mare e quello delle ali.
La voce, invece, viene da tutt’intorno a me. È quella della donna che ho sentito parlare prima, nella stanza oltre l’arco. Una voce che sono certo di conoscere.
«Ma non più di ogni altra trasformazione. Non dovete credere a chi vi dice che è orribile e innaturale. Come può esserlo? Cambiati è ciò che siete. È il vostro sangue, il vostro spirito che sono finalmente liberi di manifestarsi.»
I fuochi fatui si accendono all’improvviso, fiamme sospese che bruciano azzurre contro il cielo senza stelle e inondano di luce livida una bizzarra processione. Vedo emergere dal buio, sfilandomi davanti, folletti dai ventri tondi e gonfi, con piedi e nasi enormi, che litigano e si rincorrono, e altri che si muovono furtivi, guardandosi attorno da sotto enormi cappucci o berretti rossi, seguiti da satiri nudi, dalla risata fragorosa e i falli orgogliosamente eretti, un cane a due teste, due donne e un uomo col capo coperto da una stola e gli occhi che brillano di riflessi dorati, cambiati dai tratti animaleschi, silenziose larve diafane che trascinano i piedi con difficoltà. Mi passano accanto senza voltarsi a guardarmi, forse senza accorgersi della mia presenza.
«Quando eravate soli, quando eravate spaventati, io vi ho accolto. Io vi ho mostrato la vostra bellezza, il vostro potere. È tempo che lo faccia anche per tutti gli altri.»
La proprietaria della voce arriva per ultima, imponente e splendida, il busto eretto e le braccia spalancate, mentre si muove sicura attraverso la sabbia spinta dalla sua coda di serpente. Delfine.
«Ma, perché questo sia possibile, occorrono sacrifici. Solo pronunciare questa parola mi fa soffrire. Io sono una madre, una madre che ha visto i suoi figli perseguitati e uccisi così tante volte che faccio fatica a contarle.» La drakaina si ferma, e i membri del corteo si riuniscono intorno a lei. «Non vorrei perdere più nessuno di coloro che amo. E invece dovrà succedere. Questa volta, però, non sarà per scelta di qualcun altro, non sarà per paura e sopraffazione. Stavolta a sacrificarsi saranno quelli che hanno accettato di farlo, consapevoli dell’importanza di ciò che otterremo grazie a loro. Queste morti saranno atti d’amore!»
Il cerchio di folla si apre per far passare Tessalonica. Le sue ferite sono scomparse. Va incontro a Delfine tendendole le mani, che la drakaina stringe tra le sue. A cos’è che sto assistendo?
Mi accorgo che qualcun altro ha lasciato il cerchio e si sta avvicinando alla cambiata, ma non riesco a vederlo bene dal punto in cui mi trovo ora.
«Lo sai quanto sei importante per me, Tessy. Non lo farei, se non fosse indispensabile» dice Delfine.
La sirena annuisce. Non è spaventata o arrabbiata. Sembra tranquilla, quasi felice. «Senza di te non sarei comunque sopravvissuta al cambiamento. Era solo questione di tempo…»
Qualcuno le posa una mano sulla spalla, la fa voltare. Devo vedere, sono qui per questo. Mi lancio nel muro di corpi davanti a me, facendomi largo a spintoni.
«Non morirai del tutto, non lo permetteremo. Il tuo corpo e il tuo spirito saranno utili alla causa anche quando la tua voce sarà spenta» continua la drakaina.
Mi alzo sulla punta dei piedi per sbirciare oltre le teste che mi bloccano la visuale. L’uomo di fronte a Tessalonica mi volta le spalle. Il suo corpo ha qualcosa di strano, sembra inadatto ai vestiti che indossa. E quando solleva una mano noto quanto siano lunghe e affilate le sue unghie.
«Grazie, madre» mormora la sirena, con gli occhi lucidi. E poi quella mano si abbassa e colpisce. Due artigli attraversano il ventre della cambiata, lacerando stoffa e carne con la stessa facilità. Dall’alto arriva un frenetico battito di ali, la luna si colora di una sfumatura ancora più rossa, sento la terra scuotersi sotto i miei piedi. Tessalonica urla di dolore.
«No!» grido anch’io, d’istinto, prima di ricordarmi che non avrei dovuto farlo. Tutti si voltano a fissarmi, anche l’assassino. Per un istante riesco a vedere chiaramente il suo volto. Poi Tessalonica attira la mia attenzione.
«E tu chi sei? Io non ti conosco.»
La luce della luna si concentra su di me così all’improvviso da accecarmi. Mi proteggo gli occhi con una mano, e quando si sono abituati alla luce abbastanza da permettermi di abbassarla, mi accorgo di essere rimasto solo.
«Tu non dovresti essere qui. »
La voce di Tessalonica proviene dall’alto. Qualcosa passa in volo attraverso la luce, proiettando per un attimo la sua ombra sul terreno.
Che imbecille. Come ho potuto farmi scoprire? «No, ascolta, io…»
«Lui me l’aveva detto.» Lui? Ai margini del cerchio di luce compare un uomo che indossa ricchi paramenti rituali. Ha il volto coperto da un velo scuro. «La tua anima non andrà perduta, servirà per aiutare ancora la tua signora.» La voce della sirena e quella dell’uomo pronunciano le stesse parole nello stesso istante. «Ma i suoi nemici potrebbero trovarti. Potrebbero usarti contro di lei.»
«Io non sono nemico di nessuno!» Mi metto a correre, cercando di uscire dalla zona illuminata, ma è inutile. La luce sembra spostarsi con me. «Tessalonica, ti conosco. Ho seguito i tuoi spettacoli, abbiamo lottato per le stesse idee, sei venuta a visitare la Scuola Liberata!»
«Non lo devi permettere.» Le due voci continuano a parlare insieme, ignorandomi. «Tu sei la custode dei tuoi segreti, impedisci a chiunque di rubarli e portarli via. Dovrai proteggerli, in tutti i mondi.»
Uno spostamento d’aria mi scompiglia i capelli. Un enorme uccello sfreccia a pochi centimetri sopra la mia testa, e poi vira, tornando verso di me.
No, non un uccello. Ha ali ricoperte di piume blu e rosse e sottili zampe d’osso che terminano in artigli, ma il suo volto è quello di una donna. Quello di Tessalonica.
Vola con grazia, senza nessuna difficoltà, e si posa a terra con delicatezza di fronte a me. Una vera sirena, come quelle descritte da Euripide e Ovidio. Una creatura che nessuno ha mai visto, neanche dopo la Frattura, così rara e bella da mozzare il fiato.
«Perché?» mormoro, fermandomi. Non ha senso continuare a correre. «Perché hai acconsentito a una cosa così orribile? Se sapessi cosa sta succedendo, cosa hanno fatto del tuo spirito…»
Tessalonica non mi risponde. Mi fissa piegando un po’ la testa di lato, con uno scatto che non ricorda affatto un movimento umano.
«La violenza per le strade, la repressione… stiamo perdendo tutto!» Mi avvicino a lei. «E tu… tu eri importante. Eri la nostra voce. Come hanno potuto ucciderti?»
«Era necessario.» La sua voce è sempre stata bellissima, ma mai come adesso. Ogni parola è una cascata di suoni in perfetta armonia. «La signora aveva bisogno della mia lingua. Non potevo dirle di no.»
Bisogno? Non hanno usato la sua morte solo per creare disordini? «Certo che avresti potuto. Ti hanno assassinata, dannazione! Hanno mutilato il tuo cadavere! Come può tenere davvero a te qualcuno che fa una cosa del genere?»
«Non parlare in questo modo della signora!» La sua voce infuriata suona come tuoni e vento e mari in tempesta. È spaventosa e incantevole. «Tu non sai nulla di lei. Mi ha salvato, mi ha guidato, mi ha aiutato quando nessuno lo avrebbe fatto!»
«E poi ti ha ucciso! Te, e forse quella povera disgraziata della sua pizia, e chissà chi altri. Non ti ha salvata, ti ha usata!»
La risposta di Tessalonica è uno strillo, un lamento acuto e straziante che mi attraversa la testa come una lama. Crollo a terra. Mi copro le orecchie con le mani, ma non serve a nulla. Non riesco a sentirmi urlare, anche se di sicuro lo sto facendo.
Se avessi un corpo fisico i miei timpani si sarebbero già lacerati. Ma qui non può succedere. E se lei non fosse uno spirito si sarebbe dovuta già fermare a riprendere fiato. Ma lo è. Non respira. Non  si stanca. Può continuare per tutto il tempo che vuole.
E io non ho una via di fuga da questa tortura. Mi rannicchio, chiudo gli occhi. Quanto potrò resistere prima di impazzire? Di spezzarmi e restare intrappolato in questo mondo, lasciando un corpo vuoto e incosciente nello sgabuzzino?
Forse meno di quanto credessi. Devo essere già arrivato al limite, perché mi sembra che il grido e la luce si stiano facendo sempre più lontani. Come se stessi precipitando in un baratro profondo e buio…

(continua qui)

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