Fabula XXXIV (seconda parte)

(continua da qui)

Resto senza parole per un momento, prima di ricordare la mia conversazione con Miriam. Riescono a vedere anche quella, a quanto pare. Abbasso lo sguardo e resto in silenzio.
«Non stiamo mentendo o esagerando» continua la donna. «Prova a pensarci. Ormai il piano è in movimento. La sommossa ci sarà, è certo. Ma poi che succederà? Vuoi davvero che la città diventi un campo di battaglia?»
«Non dipende certo da me.»
«Ah no? Gli attivisti per i diritti dei non-umani vogliono collaborare con noi, e i CRU sono dei politici, non rischieranno lo scontro aperto se non vi verranno trascinati. Certo, ci sono quei fanatici dei Cercatori, ma non sono dei leader. L’unico gruppo che può compattare gli umani e causare un conflitto è il tuo.»
«Ci siamo opposti al Tribuno, perché non dovremmo farlo con la creatura che lo sostituirà?»
La sagoma dell’uomo scuote la testa, spazientita, e anche Zampa de Gal sbuffa. Ma la donna continua a rispondere. «Perché le cose sarebbero diverse. Non vogliamo sostituire una dittatura con un’altra. La nostra signora è comprensiva e attenta ai bisogni di tutti.»
«La Madre dei Mostri? Almeno il Tribuno è un essere umano…»
«E gli esseri umani falliscono. Lo ha fatto lui, e prima ancora lo hanno fatto i tuoi 47. Mentre il Tribuno passava il tempo a spartirsi il potere con i templi, la signora ha accolto e protetto i cambiati confusi e smarriti, i non-umani troppo deboli per farcela da soli, gli umani in cerca di rifugio. Ha dimostrato che la convivenza tra tutte le creature è possibile. Pensa a cosa potrebbe fare per questa città!»
Scuoto la testa. «Se anche volessi credervi, non sono io a decidere per il mio gruppo.»
«Non ancora.»
Quelle parole mi fanno indietreggiare, come se mi avessero schiaffeggiato. Non possono significare quello che credo. Come fanno a pensare che…
«Tu non sei qui per caso» continua la donna. «Te l’ho detto, ti conosciamo. Sappiamo che sei un uomo ragionevole, di buon cuore. Qualcuno che vuole davvero fare la cosa giusta. E con abbastanza seguito tra i suoi compagni da poter sostituire Paolo.»
«Cosa cazzo volete fargli?» grido. Provo ad avanzare verso la nicchia, ma Zampa de Gal mi tira indietro.
«Noi non possiamo fargli nulla» risponde l’uomo. «A quello ci penserai tu.»
«Siete completamente pazzi» mormoro. «Se sapesse con chi ha a che fare…»
L’uomo scoppia a ridere. «Ma è ovvio che lo sa. Per questo ha garantito la sua sicurezza con patti e giuramenti che la signora non può violare. Non vi ha detto nulla neanche di questo, eh?»
In cosa ci ha coinvolto quell’imbecille?  «Non lo farò mai! Se è per questo che mi avete portato qui state perdendo tempo!»
«Ve l’avevo detto» sbotta Zampa de Gal. «I seguaci dei 47 sono tutti uguali. »
«Se non lo farai tu dovremo eliminarti, e a Paolo penserà qualcun altro. I Variaghi, per esempio, non hanno vincoli. Ma dovrebbe occuparsene qualcuno che non lo conosce, che non sa come avvicinarsi a lui, facile da scoprire. Potremmo finire per accelerare lo scoppio del conflitto, invece di evitarlo.» La donna sembra pacata, ragionevole. Non è così che bisognerebbe parlare, quando l’argomento è l’assassinio di qualcuno. «Se lo facesse uno come te sarebbe più semplice e sicuro. Ti stiamo chiedendo molto, certo, ma pensa a cosa guadagneresti. Migliaia di vite salvate. L’amnistia per te e tutti i tuoi compagni. La possibilità di influenzare la creazione di un nuovo ordine, in cui non sarete più costretti a nascondervi, se lo vorrete. E potrai avere altro, ti basta chiedere. Ci impegneremo a soddisfare le tue richieste coi giuramenti più sacri e inviolabili, non dovrai temere che ci sia un inganno sotto.»
Tento di replicare, ma non riesco ad aprire la bocca. Sento l’uomo dietro la tenda ridacchiare. La donna ha sollevato un dito davanti alle labbra. «Sshh.» Che mi sta facendo? «Non rispondere subito. Pensaci un attimo, liberamente. Distogliamo anche la nostra vista…» A quelle parole avverto una strana sensazione di leggerezza. È come se mi fossi liberato da un peso che non sapevo di stare trasportando.
Ma… pensarci? E a cosa? Non voglio uccidere per seguire l’ordine di uno dei 47, dovrei farlo per degli sconosciuti che mi hanno rapito?
Mio malgrado, però, mi ritrovo a ripetermi le parole della donna. Forse è per il modo in cui le ha poste, ma non sembrano poi così assurde. Mi offre di evitare una guerra, di proteggere Miriam e gli altri compagni. E potrei ottenere anche di più. La fine degli esperimenti del Professore, per esempio.
E in cambio vuole la vita di un mio amico. Un sacrificio. I 47 ne hanno fatti tanti. Hanno ucciso e sono morti per cercare di salvarci da qualcosa che non riuscivamo neanche a capire. E chi è sopravvissuto, a quanto pare, non ha ancora smesso di combattere, ed è disposto ad allearsi coi suoi vecchi nemici pur di avere un’altra possibilità…
Un’altra?
Resto a testa bassa, la fronte aggrottata, mentre inseguo un pensiero sfuggente, un barlume di intuizione. Lotto con me stesso per metterlo a fuoco, chiarirlo. E, dopo minuti che mi sembrano infiniti, sollevo il volto verso la donna e le indico le mie labbra.
«Hai preso una decisione?» mi chiede. Annuisco, e subito mi rendo conto di essere in grado di muovere la bocca. «Allora, qual è la tua risposta?»
«Più che una risposta, avrei anche io una domanda.» Faccio scorrere lo sguardo sulle due figure sedute al tavolo. Porto di nuovo la mano al mio ciondolo. Ho davvero bisogno della sua forza, adesso. Prendo un respiro profondo e pronuncio la frase che mi sono preparato, tutta d’un fiato. «Credete davvero a tutte le stronzate che avete detto finora?»
Non posso vederli in faccia, ma dai loro movimenti penso di averli sorpresi. Sento la vista tornare a insinuarsi dentro di me, ma non mi importa. La loro confusione mi dà sicurezza. Ricomincio a parlare prima che riescano a interrompermi. «Mi avete parlato dei disastri di una guerra tra uomini e non-umani, e intanto state radunando le forze per una rivolta contro il Tribuno, anche se sapete che le divinità dei santuari si schiereranno con lui. Quante morti causerà uno scontro del genere? Quante devastazioni?»
«Ma è diverso!» replica la donna. «Quella è necessaria, se vogliamo cambiare…»
«Davvero?» A ogni parola prendo coraggio, mi sento più leggero. «Alla riunione a cui ho partecipato oggi mi hanno detto che la vostra signora sa qualcosa di sconvolgente sul Tribuno. E io non sono un esperto, ma con un’informazione così potente in mano ci deve pur essere un modo per fare pressioni su di lui e i templi e modificarne la politica senza dover arrivare a una rivolta armata, no?» I dubbi, le paure, svaniscono uno dopo l’altro. Quanto tempo era che non mi sentivo cosi? «E invece sembra che nessuno ci pensi. Su cosa siete concentrati? Vendetta? Potere? Visibilità? Guadagno?» Mi stringo nelle spalle. «A me di queste cose non frega niente. Sono solo un infermiere. Io curo la gente, non le faccio del male.»
Zampa de Gal solleva gli occhi al cielo, esasperato. L’uomo al tavolo si china in avanti.
«Non sai cosa stai dicendo. Ti ricordi con chi abbiamo creato questo piano, no?»
«Sì, sì, con uno dei 47.» Sospiro. «Ma l’avete detto voi, poco fa. Anche loro possono sbagliare.» Per la prima volta da quando ho indossato il corno sento di sapere davvero quello che significa. Quello che devo fare. «Il mondo per cui i 47 hanno combattuto è scomparso, e non possiamo farlo rinascere. Ma possiamo fare quello che hanno fatto loro. Tenere al sicuro i sopravvissuti. Lottare per evitare nuove catastrofi.» Lo Scudiero è morto nella prima battaglia, per proteggere quante più vite possibili. Non ha fatto calcoli. Non ha pensato a quello che avrebbe potuto fare se fosse sopravvissuto per lottare ancora. «E uno scontro tra dei e non-umani per le strade della città sarebbe una catastrofe, non importa il motivo.» Non la mossa più intelligente, la sua, ma una che capisco. Non poteva scegliere. Lui voleva salvare tutti.
«Sei un idiota.» La voce della donna è esitante, quasi triste. «Ti stiamo offrendo un’occasione irripetibile. Vuoi sprecarla così?»
«Sprecarla? Dipende. Mi ucciderete davvero, ora?» Mi volto verso Zampa de Gal. Lui guarda verso la nicchia, come in cerca di istruzioni. «Perché io conosco Paolo, e, con tutti i suoi difetti, non è stupido. Ha organizzato e protetto un gruppo clandestino per anni. È prudentissimo. E se ha avuto il sospetto di poter essere tradito, avrà sicuramente pensato che anche noi altri eravamo in pericolo.» Mi piacerebbe credere che lo abbia fatto per amicizia, o per affetto. Ma anche se lo avesse fatto solo per la necessità di avere qualcuno che lo aiuti nei suoi piani, in questo momento me lo farei andare bene. «Le garanzie che gli avete dato, quelle che non vi permettono di ucciderlo, si estendono a tutti i seguaci dei 47, vero?»
Zampa de Gal rimane in silenzio. Sento un brusio nervoso provenire da dietro la tenda. Sospiro di sollievo. Dopo che avrò preso Paolo a pugni abbastanza a lungo da farlo ricominciare a ragionare, dovrò ringraziarlo per la sua paranoia.
Mi volto senza aggiungere altro, e mi dirigo verso l’uscita della sala. Non so in quale zona della città sono, ma una volta fuori troverò un modo per tornare a casa. E poi per fermare tutta questa follia. Mi sono tirato fuori da una situazione del genere, posso fare…
Un colpo violento dietro la nuca mi fa perdere l’equilibrio, e cado di faccia sul pavimento. Rotolo su un fianco, stringendomi il naso tra le mani e gemendo di dolore.
Zampa de Gal si china su di me. «Ma sei scemo? Guarda che, anche se non possiamo ucciderti o scioglierti il cervello con un incantesimo, non è che siamo obbligati a farti andare via.» Mi afferra per i capelli e si rimette in piedi, obbligandomi a rialzarmi con lui. «Allora, che ne facciamo di questo?»
«Portalo nel cerchio. Lo terremo lì fino all’arrivo dei Variaghi» risponde la voce dell’uomo, che poi continua, rivolto a me. «Te l’abbiamo già detto che loro non hanno vincoli, no?»

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