Fabula XXXIII (terza parte)

(continua da qui)

Infilo la testa nella borsa, e finalmente ne riemergo con l’accendino e i dischetti di carbone vegetale. Non ho più tempo per la candela, farò senza. Ma mi serve un piatto!
L’huldra parla in una lingua che non conosco. Frasi secche pronunciate in tono deciso. Ordini. I passi pesanti dei Variaghi invadono l’ingresso.
Verso il sale nel piatto. Do fuoco al carboncino, che, con uno sfrigolio, inizia a bruciare lentamente, e lo poggio in fretta sul sale, prima di scottarmi le dita. Prendo la poltiglia dal mortaio e la appallottolo sul palmo della mano.
Un tizio muscoloso e un po’ sovrappeso, coi capelli rasati ai lati della testa e il pizzetto brizzolato, compare sulla porta e resta per un attimo lì, a fissare interdetto quello che sto facendo. Faccio lo stesso con lui, mentre cerco disperatamente un’idea.
Alla fine sono io il più veloce a superare la sorpresa. «Se ci tieni alla tua fata non mettete un piede qua dentro!» Prendo i capelli legati col nastro e li sollevo per mostrarglieli, poi li poggio sul piatto, accanto al carboncino. Sto bluffando, ovviamente. Non sono sicuro dell’effetto che il bando che sto improvvisando potrebbe avere sull’huldra. Ma tutti concordano sul fatto che la magia dipende dalla volontà. E al momento non c’è nulla che io voglia di più che liberarmi di quella stronza.
Il Variago esita. Osserva me, il piatto, e poi si guarda indietro, prima di rispondere. «Cazzate! Adesso vengo lì e ti rompo il culo.»
«Me lo rompi sicuro, ma poi dovrai raccogliere il tuo capo con la scopa e la paletta.» Non so dove stia trovando il coraggio di parlargli così. Non mi trema neanche la voce. Immagino sia la disperazione. So abbastanza dei Variaghi da sapere che non voglio lasciare nelle loro mani nessuna delle persone a cui tengo. «Siamo agenti della EXO» continuo. Beh, in parte è vero. «Non avete idea della merda che state pestando.»
«L’EXO, ora sì che mi cago sotto.» Ma, nonostante queste parole, continua a non muoversi. Posso immaginare cosa stia pensando. Tutti abbiamo visto abbastanza magia da averne paura e da sapere quanto può essere devastante. E se succedesse qualcosa all’huldra per colpa sua… «Fottiti!» sbotta alla fine, facendosi indietro.
Trattengo un sospiro di sollievo. Non posso rilassarmi. È appena cominciata.
Mentre mi avvicino alla porta, reggendo il piatto in una mano e la pallina di incenso e i capelli nell’altra, lancio un’occhiata a Folco. Finalmente si è mosso, ma solo per voltarsi di lato. Bel momento che ha scelto per interrompere la sua maledetta abitudine di essere perfetto in tutto.
L’huldra è inginocchiata su Mila. La blocca a terra premendole contro il collo il bastone, che regge per entrambe le estremità. L’Ospitaliere ha del sangue che le cola sul lato sinistro del volto, e la sua spada è a terra dall’altra parte della stanza, gettata lì chissà quando. Le mie orecchie si riempiono del flebile, frenetico vociare di qualcuno in preda al panico. Cerco di ignorarlo.
Mila si dimena, grida di dolore e frustrazione, ma la creatura su di lei non le presta attenzione. Silva invece è stata tirata su da due Variaghi, che la stanno mettendo a sedere contro il muro. Sembra ancora priva di sensi.
«Agenti della EXO.» L’huldra mi sorride. Riesce a sembrare bellissima anche in una situazione simile. «Le Furie sono venute per noi, e le abbiamo sconfitte. Cosa farete voi?» I suoi occhi cercano i miei. L’accento nella sua voce può addolcirsi, quando vuole, diventare quasi musicale. Agita piano la coda e solleva il busto, in modo da scostare i capelli che nascondono il suo corpo nudo. «Come vi salverà l’EXO? Non può. Ma io sì. Se mi darete motivo per farlo.» Mi fa venire in mente le anguane, ma questo è un metodo di fascinazione più diretto e potente di quello delle donne-serpente. Non mi meraviglia che i Variaghi la seguano e le siano devoti. Potrebbe facilmente conquistare anche me.
Ma solo se non avessi davanti Mila e Silva. Come fa a credere che i suoi incanti potrebbero funzionare in una situazione del genere? «Cosa vuoi per lasciarle andare?» chiedo. Seguo il suo sguardo, che si sposta sul piattino e l’incenso prima di tornare sul mio viso. Oh, certo. Lo sa che non funzioneranno. Sta guadagnando tempo, mentre cerca di capire se prendere sul serio le mie minacce.
«Una piccola cosa. Delle foto.»
Il Variago di prima è sulla mia sinistra, e un altro si sta spostando verso destra. Vogliono provare a saltarmi addosso? Avvicino la mano con l’incenso al carboncino, e i due si fermano.
«Va bene.» Foto. Non possono aver avuto il tempo di perquisire Mila. Se vogliono quelle che si è infilata in tasca, ma non sanno esattamente cosa cercare… «È tutto sul tavolo.» Mi sposto, lasciando libero il passaggio e mettendomi spalle al muro.
«No! Non devono! Ferm…» La voce di Mila viene strozzata dall’aumentare della pressione del bastone.
«Ehi! Non farle del male!» Alla mia protesta l’huldra allenta la presa. L’Ospitaliere non ricomincia a parlare, ma almeno adesso sembra in grado di respirare.
Due Variaghi corrono in cucina. Li sento frugare tra i documenti, rovesciarli a terra. Altri due, quelli accanto a Silva, non la perdono d’occhio un istante. Devono essere preoccupati, visto che i loro compagni ustionati non si sono ancora mossi.
Quello col pizzetto è rimasto a sorvegliare me. Ha un tatuaggio fatto da poco sul lato sinistro del collo, due corvi stilizzati. Posso distinguere la crema lucida sulla sua pelle arrossata.
«Tu non sei un mago» mi dice, dopo avermi osservato per un po’.
«Ah no?» rispondo. Non un modo promettente di iniziare una chiacchierata, nella mia posizione.
«No. I maghi sono diversi. Cambiano l’aria intorno a loro. Fanno paura anche se sembrano dei rincoglioniti». Scaccio dalla mente il pensiero di Ippolito «Tu…» continua, sorridendo con aria minacciosa «tu sei solo una merda.»
«Mmm… E tu che ne sai? Quanti maghi hai incontrato?»
«Uno solo, ma…»
«Ma basta» lo interrompe l’huldra, brusca. «E poi non sai che non serve essere maghi, per lanciare un incantesimo?» continua, con tono più dolce e condiscendente. Distolgo lo sguardo da lei.
Quel tizio deve aver detto qualcosa di importante, o non l’avrebbe interrotto così in fretta. Uno solo. È quello il punto? C’è un solo mago a tirare le fila di questa storia? Il necromante che ha creato i lemuri sta anche raccogliendo gli ingredienti per l’incantesimo?
I Variaghi tornano dalla cucina trascinandosi dietro Folco, che lasciano cadere accanto a Mila, e con una piccola pila di foto in mano. L’huldra fa cenno ai suoi di disporle a terra. Resta a guardarle per alcuni secondi. «No, no, queste non vanno bene…»
«Hai avuto quello che volevi, ora dovete andarvene» dico, ma la creatura mi ignora.
«Queste non vanno bene! Dove sono le altre?» Si alza, e tira su anche Mila, strattonandola in piedi per la felpa che indossa. «Dove?» le urla in faccia.
«Lasciala!» Faccio per muovermi, ma il Variago col pizzetto mi sbarra la strada.
Sento l’Ospitaliere ridere. «E vuoi anche una risposta? Quando le avrai avute ci ammazzerete tutti, no?» Ho l’impressione che Mila si stia rivolgendo a me, in realtà. E che il messaggio sia un sonoro tieni la bocca chiusa.
«Chi di voi le ha? Radunateli tutti qui!» ordina ancora l’huldra.
Il Variago si muove per afferrarmi. Non ho scelta. Prima che possa farlo lascio cadere l’incenso e i capelli sul carboncino.
Gli strilli dell’huldra iniziano prima ancora che l’odore della mia mistura si diffonda nell’aria. L’uomo davanti a me si blocca. Intravedo il terrore nei suoi occhi, mentre si volta.
Anche gli altri Variaghi sono fermi. Guardano increduli e spaventati l’huldra, che ha lasciato andare Mila e ora sta annaspando in cerca d’aria. «Soffoco… Cos’è questo odore? Cosa mi stai facendo?»
Vorrei saperlo anche io. Ma prima di poter pensare a una risposta Mila ha già steso il Variago di fronte a me con un calcio dietro il ginocchio sinistro e un gran pugno sulla tempia.
«Bell’incantesimo!» mi dice passandomi accanto, mentre corre verso la spada.
I Variaghi che sorvegliavano Silva sono andati a sorreggere l’huldra, gli altri due si lanciano dietro Mila. «Mi serve aria, devo uscire da qui…» La creatura mi guarda con odio. «Ma datemi la ragazza. La ragazza!»
Silva! «No» grido, ma quando faccio per muovermi l’uomo col pizzetto, ancora a terra, mi afferra per un piede, sbilanciandomi. Il piatto mi sfugge di mano e va in pezzi, il sale e l’incenso si spargono sul pavimento.
Quando riesco a liberarmi l’huldra è già sulla porta. Sembra respirare un po’ meglio. E regge il corpo incosciente di Silva tra le braccia.
«Avvicinati e le spezzo il collo!» L’accento della fata è diventato così marcato che faccio fatica a capire le sue parole. Mi rendo conto solo quando mi sento toccare sulla spalla che non sono rivolte a me, ma a Mila, che ora è al mio fianco. Ha recuperato la spada. La lama è sporca di sangue, e dietro di me sento i lamenti di uomini feriti. «Dove sono le foto?»
«Non sono qui.» L’Ospitaliere risponde senza esitazione. Cosa sta facendo? Non si rende conto che Silva è in pericolo?
«Dove?» insiste l’huldra. Sembra recuperare forze e controllo di sé ogni secondo che passa. Ora che l’odore dell’incenso si sta dissolvendo anche il mio incanto sta perdendo forza?
«Sono sotto la protezione della Divoratrice, come lo erano le altre. Voi non potete entrare lì dove le ho nascoste, ma io sì.»
L’huldra fissa Mila con lo stesso sospetto che devo avere disegnato io in volto. «Allora le prenderai per noi.»
«Il santuario ha i suoi orari, mi serve tempo!»
La fata si ferma a riflettere un istante. «Una giornata» dice poi. Il sorriso che le compare sulle labbra mi terrorizza. «Se domani a quest’ora non ce le consegnerai alla vecchia posta del rione Martelli, qualcuno morirà.»
«Ehi, se pensi che ti lascerò portare via Silva…» inizio, ma l’huldra scuote la testa.
«Non voglio la strega sputafuoco, mi costringerebbe a ucciderla. Prenderò…»
«Prendiamo lui.» La voce del Variago col pizzetto, dietro di me. Mi volto. È accanto a due compagni, entrambi sporchi di sangue e che, muovendosi a fatica, stanno tirando Folco su da terra. «Sono della EXO, no? Beh, questo lo conosco, è famoso. Mi sa che nella compagnia ci tengono.»
«No, aspettate, non potete…» Gli occhi di Mila, splendenti di grigio metallo, incontrano i miei, e non riesco a completare la frase. Fidati formano le sue labbra, senza pronunciare la parola.
L’huldra aspetta che i suoi uomini la raggiungano portandosi dietro Folco, prima di lasciar andare Silva. Solleva lo sciamano tra le braccia con facilità.
«Oh, che meraviglia. Quasi spero che non verrete, domani» commenta, mentre esce dall’appartamento senza voltarci le spalle. «È tanto tempo che non divoro un uomo così bello.»

Annunci

Un pensiero su “Fabula XXXIII (terza parte)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...