Fabula XXXIII (seconda parte)

(continua da qui)

Arretro fino alla porta della cucina, e noto che i Variaghi hanno fatto lo stesso con quella d’ingresso, per lasciare campo libero alle due donne.
Quando Mila attacca è, come al solito, così veloce da sfidare la vista. Ma non sembra che questo possa mettere in difficoltà l’huldra, che regge il lungo bastone con una sola mano, ma lo muove con una rapidità e una leggerezza che mi fanno sospettare che sia molto più forte di quanto il suo fisico minuto lasci immaginare.
Anche l’Ospitaliere sembra di questa opinione, perché fa di tutto per non arrivare a uno scontro ravvicinato. Si infila fulminea sotto la guardia della sua avversaria, tenta affondi che la costringono a indietreggiare, e poi salta via prima che possa esserci una risposta. E quando l’huldra l’attacca usa la spada per deviare il bastone quel tanto che basta per mandarlo fuori bersaglio, e le danza attorno tenendola sempre alla stessa distanza.
Cosa sta facendo? È una dei 47, affrontare un semplice folletto dovrebbe essere una sciocchezza per lei. Invece sembra preoccupata solo di difendersi. È davvero così arrugginita?
«La tua è una buona spada.» L’huldra si ferma davanti a me, volgendomi le spalle. Poggia il bastone a terra e vi incrocia sopra le mani. Da così vicino la sua schiena ricorda tantissimo un buco nel tronco di un albero. Se un uccello o uno scoiattolo vi si affacciassero non mi meraviglierei più di tanto. «Da dove viene fuori un oggetto così?»
Mila sbuffa. «Abbassare la guardia e parlarmi sperando di provocare un attacco. O di distrarmi abbastanza da farmi sorprendere da uno di questi idioti.» Si volta di scatto, portando un fendente dal basso verso l’alto. I Variaghi raggruppati all’ingresso, che avevano iniziato ad avanzare, indietreggiano rapidamente, inciampando l’uno sull’altro.
L’huldra cerca di approfittarne e carica, impugnando il bastone come una lancia. Ma Mila continua a muoversi, ruotando su se stessa, e si ritrova a fronteggiarla prima che le sia addosso. Devia il bastone col piatto della sua lama, e l’huldra le passa accanto, mancando completamente il bersaglio. Tenta di fermarsi e voltarsi, ma è sbilanciata. Un passo e l’Ospitaliere è alle sue spalle, con la mano libera le afferra i lunghi capelli per bloccarla, porta indietro il braccio che regge la spada, preparandosi a trafiggerla…
La coda di vacca scatta come una frusta, colpisce Mila sul petto con uno schiocco violento e con tanta forza da spingerla indietro. La donna cade, ma si rialza subito, riassumendo con lo stesso movimento la posizione di guardia. Nella mano sinistra ha una ciocca di capelli biondi strappati alla radice, che lancia dietro di sé con noncuranza. «Ecco cosa ci guadagni a provare un trucco così stupido contro di me.»
L’huldra ansima, digrigna i denti. È arrabbiata, forse spaventata. Agita la coda furiosamente. Ma anche sul volto di Mila noto una smorfia seccata. Voleva chiudere il duello con quell’attacco?
La creatura ricomincia ad attaccare, e l’Ospitaliere ricomincia a sfuggirle. Credo di iniziare a capire cosa sta succedendo. Mila è superiore a breve distanza, è più veloce e ha un’arma più maneggevole. Ma ha permesso all’huldra di avvicinarsi a lei solo nel momento in cui è stata sicura che i Variaghi non potessero muoversi. Finché il suo duello occupa tutta la stanza gli uomini sono bloccati, infilandosi in quello spazio ristretto rischierebbero di intralciare l’huldra e condannarla a morte. E finché restano sulla porta non possono sorprendere e sopraffare col numero Mila. O me.
Ma, per quanto lei sia brava, è una strategia rischiosa. Non può sapere quando avrà un’altra chance per colpire, e se facesse un solo errore… E intanto di là Folco è ancora privo di sensi, e Silva non si è mossa da quando è stata scagliata contro il muro. Non posso aspettare che quelle due finiscano il combattimento. Devo fare qualcosa per sbloccare la situazione.
Regolarizzo il mio respiro, cercando di calmarmi e farmi venire un’idea. Potrei intromettermi fisicamente nello scontro, ma farei probabilmente solo danni. Oppure potrei prendere i documenti e cercare di trattare coi Variaghi. Ma non so come reagirebbe Mila a una mossa del genere…
L’huldra sta aumentando il ritmo dei suoi assalti. Non cerca più la precisione, agita e abbatte il bastone con tutta la sua forza, avanzando senza sosta.  Forse è frustrazione, o forse ha intuito qualcosa del piano dell’Ospitaliere, e spera di metterla in difficoltà. In ogni caso non è una buona notizia. Mila fa sempre più fatica a mantenere la distanza e a sfuggire quando viene spinta contro un muro. E i Variaghi si stanno facendo più coraggiosi, si avvicinano lentamente ma con costanza alle due combattenti. Non ho molto tempo.
L’huldra è un essere non-umano, ma non ne conosco le debolezze. Le difese arcane dell’appartamento non hanno neanche rallentato né lei, né i lemuri. Ma ci deve essere un modo per attaccarla magicamente. Sono un operatore, dovrò sapere come…
«Giù!»  mi urla Mila, sgambettandomi all’improvviso e abbassandosi sulle ginocchia mentre cado. Sento il bastone fischiare appena sopra la mia testa. Ero così distratto da non accorgermi quanto si fossero avvicinate. «E sono due volte, oggi! Aprili quei cazzo di occhi» mi dice ancora, mentre si slancia in avanti, costringendo l’huldra a indietreggiare in fretta.
Inizio a tirarmi su. Non mi sembra il caso di farle notate adesso che entrambe le volte in cui ho rischiato di farmi spaccare il cranio stavo cercando di aiutarla, in un modo o nell’altro. Ma se sopravviviamo a tutto questo…
E mentre mi rialzo li vedo, sparsi sul pavimento davanti a me, a pochi centimetri di distanza. Dei sottilissimi fili dorati, i capelli che Mila ha strappato all’huldra. Sono stati calpestati e sparsi ovunque, ma posso ancora recuperarne qualcuno.
Faccio strisciare la mano per terra, e alcuni mi restano attaccati al palmo. Pochi, ma credo sufficienti per costituire un legame diretto con la loro proprietaria. E in cucina c’è la mia borsa, ci sono il mortaio e gli ingredienti per gli incensi. Non sono un mago o un fattucchiere, ma persino io dovrei essere in grado di creare una fattura o un legamento che funzionino, con tutto quello che ho a disposizione.
Corro nella stanza accanto. Molte delle mie cose si sono rovesciate durante gli scontri prima con Mila e poi coi lemuri. Raccolgo il mortaio, rotolato sotto il tavolo, e lo poggio sopra i capelli, per essere sicuro di non perderli.
«Sai che ti dico? Tutto questo non ha senso.» La voce dell’huldra. Cerco di non ascoltarla, di pensare: come si bandisce un non-umano? Ho passato la scorsa notte a rileggere i libri di testo sugli incantesimi, doveva esserci qualcosa che posso usare… «Facciamo così: se non ti fermi subito e non butti la spada, fracasso la testa della tua amica svenuta.»
Silva! Merda. Cerco di resistere all’impulso di guardare cosa sta succedendo. Se la tocca ancora io…
Devo concentrarmi. Mi servirà il sale, ovviamente. Dove l’ho messo?
«Come se te lo lascerò fare.» Mentre corro ad aprire gli sportelli della dispensa lancio un’occhiata alla porta. Mila ha spinto indietro l’huldra, si è messa tra lei e Silva. Ma non so se riuscirà a difenderla e a proteggere anche se stessa…
Trovo il barattolo del sale, e tornando al tavolo raccolgo la mia borsa. Il nastro con cui lego il sacchetto delle rune è viola, mi servirà. Verso nel mortaio la verbena, la salvia, il sandalo, l’aglio, i grani di incenso. L’odore che si solleva mentre pesto gli ingredienti in un’unica poltiglia è disgustoso. Colpisco al ritmo dei colpi di spada che sento provenire dall’altra stanza, sempre più veloci.
I Variaghi lanciano grida di trionfo ed eccitazione. Legare i capelli dell’huldra col nastro è più difficile di quanto pensassi, sono così sottili da sfuggire tra le dita. Solo quando ci riesco mi accorgo di essermi morso le labbra a sangue. Il sapore che mi riempie la bocca mi fa pensare ai lemuri.
Riapro la borsa. Mi serve qualcosa per dare fuoco al composto. Anche una candela, se riesco a trovarla in fretta, ma non è …
Le mie mani si fermano, insieme al mio respiro. Dovrei alzare la testa, controllare quello che sta succedendo, ma non ce la faccio. Invece chiudo gli occhi, e ricomincio a frugare.
Il duello è finito. E Mila sta urlando di dolore.

(continua qui)

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