Intermezzo – Lupercalia

«Dammi retta, Benny. I veri soldi non sono negli incantesimi d’amore. Sono nei contro-incantesimi!»
Attraverso il tavolo della mensa guardo Viola, gli occhi pesantemente truccati di nero, i capelli scuri punteggiati da ciocche bianche quanto il suo camice. «Ma che, dici davvero?»
Annuisce, mentre gratta sulla testa il suo famiglio. Lei ne ha uno supertradizionale, un gatto nero magro e arruffato, con occhi verdi che brillano come se dietro avessero una fiammella sempre accesa. «Una volta era diverso. Quando arrivava questo periodo dell’anno era tutto un “fammi un talismano per trovare qualcuno”, “incantami la candela che voglio accendere stasera a cena”, “puoi vedere se riuscirò a scopare almeno stavolta?”, e nessuno si lamentava dei prezzi.»
«E funzionavano le cose che facevi?» Viola è la veterana delle streghe curatrici dell’ospedale. Dice di essere stata una strega già prima della Frattura, una di quelle che adoravano antiche divinità e celebravano la luna piena quando quasi nessun altro lo faceva, solo per scoprire poi che gli Dei non erano proprio come se li aspettavano.
«A volte. Forse. La stregoneria allora era una cosa sottile, nessuna certezza.» Sospira. «Comunque, da quando c’è stata la Frattura ogni sfigato pensa di essere un fattucchiere. Ce ne sono in giro così tanti che gli incanti si sono svalutati, non fruttano più un cazzo. Così mi sono trovata un’altra nicchia nel mercato. A chi piace l’idea di essere vittima di un legamento o un affascino?»
«A nessuno, credo.» Il mio famiglio solleva la testa oltre il bordo del tavolo e guarda cosa ho nel piatto. Oggi ha il solito aspetto da coniglio d’angora, e ha deciso che restarmi sulle ginocchia per tutta la pausa pranzo e riempirmi di peli neri il camice è una buona idea. Gli porgo un pezzetto della carota al vapore che sto mangiando, ma lui, dopo averla annusata, allontana il muso con aria snob.
«Esatto. E pur di evitarlo nessuno tira mai sul prezzo, hanno paura della fregatura. Dovresti provarci anche tu.»
«Io? Sinceramente, tu ti fideresti mai di un contro-incantesimo fatto da me?»
«No, finché non ti danno l’abilitazione. Da quanto tempo stai cercando di prenderla?»
«Appunto.»
«Ma i clienti mica lo saprebbero! E se pure una di loro dovesse tornare da te a lamentarsi che, nonostante il tuo amuleto, da qualche giorno pensa sempre al suo collega inquietante, più vecchio di vent’anni e con le mani sudate, tu puoi sempre garantirle che la magia non c’entra niente e sono sentimenti autentici.»
«Il trionfo del vero amore.»
«Non lo sapevi che sono una cazzo di romantica?»
Rido. «Abbiamo già il reparto pieno delle vittime della larva con le forbici del rione Tumuli, non ce li possiamo permettere i ricoverati per incantesimi andati male. »
«E domani sarà peggio, dopo i Lupercalia. Spero che stavolta si contengano con quelle fruste.»
«Tu ci vai alla processione?»
«A fare che? Anche con una benedizione divina non credo di essere più in tempo per partorire.»
«Neanche gli uomini possono partorire, ma ci vanno lo stesso. Pare che quando le strisce di cuoio rompono la pelle si venga penetrati dal Dio. Un’esperienza mistica.»
«Ah, passo lo stesso. Gli Dei è meglio guardarli da lontano. A conoscerli troppo intimamente è facile rimanere delusi… »
«Io ci vado.» Stella non chiede il permesso per sedersi accanto a Viola. Non ne ha bisogno, lei è un medico. «E ci porto anche lui. Tanto, a che costa sperare nei miracoli?»
“Lui” è il suo compagno. Non lo chiama mai per nome, almeno davanti a me.
«Ancora niente?» chiede Viola. «Con tutti i rituali di fertilità che abbiamo fatto?»
«Lui dice che quelli della sua stirpe difficilmente riescono ad avere figli con gli esseri umani. Ma non vogliamo ancora rassegnarci.»
Evito di incrociare il suo sguardo. Lo sa anche lei che ciò che vuole probabilmente è impossibile. Le leggende sono piene di bambini nati dall’unione di esseri umani e altre creature, e c’è chi dice che i cambiati siano la dimostrazione che le storie dicono la verità. Ma non esistono casi accertati di figli di coppie miste, neanche dopo la Frattura.
Mi dà l’impressione di sapere a cosa sto pensando, quando aggiunge «Se qualcuno può farci qualcosa quello è un Dio, no?»
Guardo Viola, aspettandomi un commento. Ma lei sembra troppo impegnata a frugare tra le sue verdure bollite.

Quando lascio l’ospedale ormai è buio. Ho passato il pomeriggio a partecipare a cerimonie di esorcismo per liberare da possibili possessioni i sopravvissuti a una serata per single in cui si erano infiltrati un bel po’ di lamie, incubi e succubi.
«Quello che succede quando si cerca di fare soldi con gli incontri coi non-umani. Devi eliminare le protezioni, e arrivano i predatori» ha commentato Viola in una pausa tra un rituale e l’altro.
«Quelli arrivano comunque, ce ne sono abbastanza anche tra gli umani» ho replicato. «In questo periodo si fa di tutto per far sentire la gente ancora più sola del solito, poi per forza qualcuno diventa imprudente. Credevo ci fossimo liberati di questa abitudine di merda.»
«Vedi perché non ti abilitano? Che razza di strega sei? Dovresti saperlo che non è una cosa di cui ci si può liberare. È il ciclo immutabile, il fluire delle energie: quando si avvicina la fine dell’inverno quelle sessuali si attivano in vista della primavera. E a un certo punto questo per noi ha iniziato a significare mettersi alla ricerca di un compagno, per averlo pronto al momento giusto. O, se lo si ha già, preoccuparsi di tenerselo almeno per un altro mese o due.»
«O farsi frustare con pelli di capra da sacerdoti insanguinati per favorire la fertilità, giusto?»
«E per tenere lontani i lupi. Non fare quella faccia, è importante! Non parlo solo degli animali. I lupi sono anche simboli.»
«Di che?»
«Morte. Estinzione. Bisogni e desideri insoddisfatti. Di così tante cose che…» E poi si è interrotta e ha spalancato gli occhi, dandosi uno schiaffo sulla fronte. «Ecco cosa devo mettermi a fare! Kit di difesa magica per appuntamenti con sconosciuti! Sai come venderebbero?»
Ripenso a quei discorsi mentre mi affretto per la strada illuminata male dai pochi lampioni ancora funzionanti. Il famiglio ha preso l’aspetto di una piccola scimmia cappuccino, e mi si è appollaiato sulla schiena. «Tu che ne pensi di quello che abbiamo visto oggi?» gli chiedo.
Mi rivolge un’espressione vacua, come se non avesse capito, o proprio non gli importasse.
«Prima o poi dovrai parlare, o almeno farmi capire che creatura sei. Faccio una figura tremenda ogni volta che me lo chiedono e devo rispondere “coniglio mannaro” o qualcosa del genere.»
Non mi degna di una reazione, e si mette a fissare le ombre intorno a noi.
Lo faccio anche io. Osservarle non mi fa sentire tranquillo. Questa è una notte di uomini e donne bellissimi che offrono sesso in cambio di energia vitale, o di un pasto di carne e sangue umani. Di spettri deformi che ti chiedono se sono attraenti prima di sfregiarti. Di magia controllata male che cerca di piegare e legare la volontà. Di lupi da placare.
«A quest’ora i sacerdoti stanno lasciando il santuario del Capro» dico alla scimmietta. Parlarle mi fa sentire più tranquillo. «Sono uno spettacolo. Nudi, coperti del sangue dei sacrifici, armati di fruste, rumorosi ed esaltati. C’è chi gli si getta davanti mostrando le mani, il ventre o la schiena, per farsi colpire. Si lasciano dietro una scia di persone che si rotolano per terra in preda al dolore e all’estasi. Roba forte. Spero che la dottoressa stia attenta.» Accarezzo la schiena del famiglio. «Noi siamo fortunati a fregarcene di tutte queste storie, eh?»
Me lo ripeto, mentre rientro nel mio monolocale senza perdere tempo ad accendere le luci e osservo la scimmia che salta sul pavimento, ritorna alla sua forma di coniglio e poi cambia ancora, con naturalezza e facilità. Sono davvero fortunato.
Al termine della trasformazione il famiglio è diventato una donna. La più bella che sia mai stata in questa casa. Così perfetta che questo, quello riservato solo a me, dev’essere per forza il suo vero aspetto.
Le sorrido. Cosa importa se non ricambia il gesto, e se non dice mai una parola? Le sue azioni parlano per lei. So cosa prova per me.
Mi perdo nei suoi occhi completamente neri mentre mi si avvicina. Allargo le braccia, e lei stringe il suo corpo nudo contro il mio. È gelida, come sempre, ma anche questo non importa. Non mi costa nulla darle un po’ del mio calore.
Il suo odore mi confonde, mi fa girare la testa. Da quando è con me il mio potere e la mia concentrazione sembrano diminuire un po’ ogni giorno, e con loro svaniscono le mie speranze di diventare qualcosa di più di una strega tirocinante. Roba da impazzire di rabbia e frustrazione.
Ma, mentre mi bacia, mentre il freddo mi fa tremare e la vista mi si annebbia, mi ricordo ancora una volta che non sono quelle le cose che contano.
Io non sono come i disperati là fuori. Ho lei, e non desidero altro.
Io sono al sicuro dai lupi.

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