Fabula XXVIII (prima parte)

«Lo hanno portato via dalla sua stanza di notte, attraverso una finestra al quarto piano.» Mentre parla la donna fissa il pavimento e continua a cercare di strapparsi pellicine dalle dita. «La madre era impazzita, ha urlato per tutto il giorno. Abbiamo chiamato la polizia, e dopo tre ore è arrivato un solo agente, e ci ha detto che siccome il fatto non stava avvenendo in quel momento non era una questione di ordine pubblico. Dovevamo fare una richiesta all’Ufficio operazioni spiritiche del Municipio per farli intervenire, e smetterla di fare casino per strada, altrimenti avrebbe fatto arrestare noi visto tutto quello che sta succedendo in città.»
«Stronzi» borbotta Miriam, unendosi al brusio che riempie la stanza. È in piedi accanto a me, appoggiata al muro di fondo di questa sala riunioni.
«Poi ha detto che se avevamo fretta potevamo rivolgerci ai privati. Dopo neanche due minuti che era andato via si è presentato un tizio in giacca e cravatta col tesserino dell’EXO, e ha iniziato a parlare di quanto sono bravi i loro agenti e di quanto è conveniente il loro programma di protezione.»
«È una mafia!» grida qualcuno. «Sono tutti d’accordo, loro, gli sbirri, i mostri…»
Si solleva un rumoroso coro di approvazione. Un uomo anziano seduto davanti a me inizia a urlare in un qualche dialetto stretto. Non riesco a capire cosa dice. Agita i pugni, e ansima così tanto che temo possa avere una crisi respiratoria.
Di solito non frequento le riunioni dei Comitati di resistenza umana, ma oggi Paolo ha insistito perché ci venissimo. Si muove di continuo tra i capannelli di persone che affollano la sala, fermandosi spesso a sussurrare nelle orecchie di qualcuno, o a passargli qualcosa.
Ci sono altri dei nostri, confusi tra la gente in piccoli gruppi, per prudenza. È probabile che ci siano spie e infiltrati che tengono d’occhio l’attività dei Comitati.
È la prima volta che ci riuniamo dopo il mio incontro con gli agenti dell’EXO, e lo facciamo praticamente in pubblico. Immagino che ci sia un motivo importante, ma la cosa mi innervosisce lo stesso.
L’uomo con gli occhialetti che gestisce l’incontro alla fine riesce a riportare il silenzio, e dà la parola a un uomo magrissimo che racconta di come la sua compagna abbia fatto visita al Santuario del Seminatore due settimane fa, e non ne sia più uscita.
«Come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto?» mi chiede Miriam, sussurrando.
«Chissà. A volte faccio fatica a ricordarmi come fosse il mondo prima della Frattura. A te non capita mai?»
«Sì, su certe cose. I kiwi, per esempio. Tu ti ricordi che sapore avevano, i kiwi?» Faccio cenno di no. «Ecco! Non se lo ricorda nessuno. Forse ce li siamo inventati.» Non mi guarda mentre parla. Non ha guardato nessuno dei nostri per tutto il tempo. È molto più brava di me a fare finta di non conoscerci. «E la città, poi. Ha un’aria così familiare che mi sembra di viverci da sempre. E prima della Frattura neanche esisteva.»
«Non in questa forma. Credo che l’unica zona che fosse qui dall’inizio sia la Fascia Desolata. Ma i quartieri che la compongono c’erano già, da qualche parte. In un certo senso è vero che ci vivevamo da prima.»
«È bello sapere di non essere del tutto pazza, allora.» Sorride. Cerco di non pensare al fatto che ha il più bel sorriso che abbia visto da parecchio tempo. «Altre cose però sono sicura di non potermele essere immaginate io, non sono abbastanza intelligente» continua. «Alcune canzoni, per esempio. Le serie tv e le discussioni sui forum su come sarebbero andate a finire. Praga…»
«Mi sarebbe piaciuto visitarla. A volte ne parlavamo, io e mia moglie… beh, non eravamo ancora sposati allora… ma non ci siamo mai decisi a farlo, e poi è diventato impossibile.»
«Io ci andai subito dopo la maturità, col mio ragazzo dell’epoca. Sempre se non ho inventato anche lui. Non me lo ricordo così bene.» Finalmente mi lancia un’occhiata, ma solo di sfuggita. «Quindi sei sposato?»
«Ero.» Sospiro. «Ci sembrava che fosse destino, dopo che eravamo sopravvissuti entrambi alla Frattura e alla guerra per chissà quale miracolo. Ma poi ha scoperto di essere una cambiata, le cose hanno iniziato ad andare male, e alla fine è sparita lasciandomi un biglietto di scuse.» Ne parlo mantenendo un tono distratto, sereno, e mi congratulo con me stesso. Fino a poco tempo fa non ci sarei riuscito.
«Oh.» Miriam sembra imbarazzata. Anche incuriosita, probabilmente. I pochi che sanno di questa storia lo sono tutti. Benny mi ha fatto domande per due mesi prima di capire che era inutile.
Uno degli eletti dei CRU al consiglio municipale sta parlando della sua proposta di detrazioni alle tasse sulla casa in caso di infestazione. Lo ascoltiamo in silenzio.
«Quando è successo eri già un seguace?» mi chiede dopo un paio di minuti.
Chissà chi ha cominciato a chiamarci “seguaci dei 47”. Non mi piace, ci fa sembrare una setta di fanatici. «No.» Non mi avevano mai fatto questa domanda. Forse è il motivo per cui rispondo. «Ma avevo già iniziato a interessarmene, a cercare contatti. Sentivo di dover fare di più per rimettere le cose a posto dopo il disastro. Quando lei l’ha scoperto, però… Non ce l’avevo con lei, non ero spaventato…» Mi interrompo. Non riesco ad andare avanti.
Miriam deve capirlo, perché mi viene in soccorso. «Io sono con voi da poco, ma mi sono considerata una seguace dei 47 da subito. Quando tutti erano preoccupati, io ero certa che loro ci avrebbero salvati. Eroi coi superpoteri in lotta per fermare la fine del mondo. Sembrava perfetto.» Si porta la mano al petto. Lì, sotto la camicia, anche lei porta il ciondolo a forma di corno. «Il mio preferito è sempre stato Melantone. E il tuo?»
«Cosa?»
«Il tuo preferito. Quando si poteva ancora parlare dei 47 tutti avevano il loro favorito. La mia migliore amica andava pazza per l’Ospitaliere, ma credo fosse solo perché aveva fatto scherma da piccola. E anche gli altri del gruppo hanno il loro. Guri, Anfisbena, Camilla…»
«Davvero? Scommetto che il preferito di Paolo è il Templare.»
«No, il Velato!»
«Che? Non è vero.»
«Te lo assicuro, prova a chiederglielo.»
«Non lo avrei mai detto.» Scuoto la testa. «Pensavo avrebbe scelto uno dei capi. Al massimo il Cronista.»
«E quindi, il tuo?» mi incalza Miriam.
Non ci ho mai pensato davvero. Nei giorni confusi della loro resistenza li ho seguiti, come tutti: i filmati sgranati, le foto rubate, i frammenti di notizie, le ipotesi e le discussioni su chi fossero e cosa potessero fare davvero. Ricordo tutti i nomi in codice con cui si facevano chiamare, per evitare che il nemico potesse usare il loro vero nome per attaccarli magicamente: Zenobia, il Rosso, Papiro, Lex… Ma un preferito? «Forse lo Scudiero» dico alla fine.
«Ma dai! Lui non se lo ricorda quasi nessuno.»
Annuisco. «Morì durante la prima battaglia, ma mettendo al sicuro più persone di quelle salvate da tutti gli altri nell’intera guerra.»
«È per quello che sei diventato un seguace? Per salvare la gente?»
«Io? Non credo di esserne capace, non ho mai salvato nessuno. Però mi piace dare una mano a chi è in grado di farlo.»
Finiamo di ascoltare in silenzio il discorso di due medici che spiegano i segnali da tenere d’occhio per scoprire se un familiare sta nascondendo di essere un cambiato, e cosa fare nel caso. Miriam sembra a disagio, dopo quello che le ho raccontato, e l’accenno alle terapie del Professore mi fa rabbrividire. Non applaudiamo quando concludono.
L’uomo con gli occhiali chiude la riunione ricordando le date degli incontri della prossima settimana. La gente inizia a uscire dalla sala prima che abbia finito. Noi aspettiamo.
«Paolo mi ha detto che non sono tutti morti, i 47» riprende Miriam.
«Anche a te, eh? Scommetto però che non ti ha spiegato come fa a saperlo. È una sua fantasia.»
«E se invece fosse vero? Se potessimo ancora aiutarli a salvare il mondo?»
Mentre la sala si svuota Paolo si volta verso di noi, ci fa cenno di raggiungerlo.
«Del mondo che dovevano salvare non è rimasto molto. Solo noi che lo abitavamo» rispondo, mentre andiamo da lui. «Se hanno un’idea per salvarci tutti, io ci sto.»
Miriam ridacchia. «Sei sicuro di non essere proprio tu lo Scudiero?»

(continua qui)

Annunci

Un pensiero su “Fabula XXVIII (prima parte)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...