Fabula XXIV (seconda parte)

(continua da qui)

Resto in silenzio per alcuni secondi, mentre cerco di comprendere il pieno significato di quella parola. «Anime?»
«O almeno una delle anime di un essere vivente. Conosco chi ne conta tre, cinque o anche di più» spiega Jindrich, stringendosi nelle spalle. «Ma se ti fa impressione puoi chiamarla essenza spirituale, coscienza, impronta psichica… Per me fa lo stesso, non mi interessa la filosofia.»
Tento una risatina ironica, che però suona più che altro nervosa. «Eddai, ne ho incontrati un po’ di spiriti e spettri, e non assomigliano a bolle luminose.» Indico uno degli scaffali. «E non credo si possano conservare in un barattolo per il sale a forma di baita innevata.» Mi volto verso Marciano, aspettandomi di trovarlo impegnato a trattenere le risate per non tradire lo scherzo che mi stanno facendo. Ma lui sta guardando a terra, serissimo, e ondeggia sugli zoccoli come fa quando è a disagio.
«Fa un po’ paura, eh?» Jindrich tira una boccata dalla pipa, e soffia il fumo nella mia direzione. È così pungente da irritarmi gli occhi. «Pensare che una cosa che ti hanno detto essere così importante possa stare in un barattolo, come una cianfrusaglia qualunque. Ma scommetto che non ti fai problemi quando senti parlare di spiriti scacciati, intrappolati o sottomessi. E non dubiteresti un attimo di me se usassi qualcosa di più soddisfacente per il tuo ego umano, che so, eleganti scatole di ottone rivestite di simboli magici e sigillate col piombo.» Sorride, sollevando così tanto le labbra da scoprire persino i denti, stavolta. Sì, ce li ha. Piccoli ma tantissimi, ricurvi e sottili come aghi. «O è il dettaglio del commercio a disturbarti?»
«Guarda che stai davvero sbagliando, se c’è qualcuno che non ha pregiudizi…» comincia Marciano, ma il mercante mi si avvicina. Sarà per colpa del fumo negli occhi, ma vedo l’aria intorno a lui tremare come fosse acqua. Anche la gola sta iniziando a pizzicarmi. Tossisco.
«Una volta non era così» continua Jindrich. Mi sembra di sentire ancora la voce del mio amico dietro di me, ma ora suona lontanissima. «La mia gente aveva diritto di raccogliere solo le anime degli esseri annegati nei tratti di fiumi e laghi dove abitavamo.» Ci sono delle ombre, dietro di lui, che dimenano braccia e gambe come se stessero tentando di nuotare. Respirare sta diventando faticoso. «Ma gli spiriti degli annegati non sono quasi mai di buona qualità. Sono avvelenati dal terrore, pessimi come compagnia e poco invitanti come cibo. Cattivo materiale per il commercio.»
«Io… mi sento…» Porto le mani alla gola. Forzare l’aria nei polmoni sta diventando difficile e doloroso. Gli occhi mi si stanno riempiendo di lacrime, che non fanno che aumentare l’assurda sensazione di essere sott’acqua. Le ombre intorno a Jindrich si sono fatte più definite. Per un attimo mi sembra che una volga il volto verso di me, pelle livida, occhi disperati, bocca aperta in un grido muto. Ma svanisce subito.
«Adesso però i limiti si sono allentati. Posso comprare e vendere anime di ogni tipo, trattare con tutti i clienti che voglio. Le mie preferite sono quelle dei cambiati. Affascinanti e bizzarre.» Il petto sta iniziando a bruciarmi. Devo uscire da qui, mi serve aria! «Lo so, la teoria più diffusa è che cambino per l’effetto della Frattura sul sangue di qualche antenato non-umano tramandato in famiglia. Ma allora come mai i loro spiriti sono così diversi da quelli umani? Non dovrebbe modificarsi solo il corpo? Io ho il sospetto che in realtà siano veri e propri esseri non-umani che avevano dimenticato ciò che erano, e hanno iniziato a ricordarlo senza però riuscirci del tutto.»
Tento di muovermi, ma le gambe cedono sotto il mio peso. Marciano mi afferra mentre cado. La sua sagoma mi appare confusa e distante, ma mi ci aggrappo con tutte le forze. «Fosse per me, prenderei le anime di tutti i cambiati che incontro, per cercare di capirle davvero. Purtroppo, però, mi è proibito raccoglierle senza l’esplicito consenso dei loro proprietari, al di fuori del mio territorio.»
A quelle parole i miei occhi tornano a vedere chiaramente. Mi abbandono tra le braccia del satiro, mentre scopro di essere di nuovo in grado di respirare. Lo faccio con avidità e furia, combattendo la paura con il sollievo.
«Cosa cazzo credi di fare?» Marciano sta urlando, ora riesco a sentirlo.
«Abbassa la voce, prima che qualcuno venga a vedere cosa sta succedendo e ci scopra a fare cose vietate.» Jindrich sta ridacchiando. «È tutto a posto. Il tuo amico aveva bisogno di imparare un po’ di rispetto. E poi è stata solo una piccola suggestione, niente di davvero pericoloso.»
«Tu sei pazzo. Vaffanculo, ce ne andiamo» sbraita ancora Marciano, tirandomi su di forza e spingendomi verso l’uscita. «E magari mi fermo a parlare con uno dei responsabili di questa merda di mercato, già che ci sono.»
«Ma dai! Era solo per scherzare, stiamo facendo un affare importante qui!» La risata si è interrotta di colpo. Nella voce di Jindrich ora posso sentire la paura. «Mi dispiace, non roviniamo tutto per una cosa del genere…»
«Zitto o ti prendo a calci in faccia!»
«Aspetta.» Riesco a poggiare i piedi a terra e li punto, trattenendo il satiro. «Non andare.» Devo essermi raschiato la gola. La voce mi esce incerta e rauca. «Va bene così.»
«Ti sei ammattito anche tu?»
«I libri. L’uomo che fu Giovedì. Che vuoi fare, lasciarli qui?»
«Sentito? Anche l’umano mi dà ragione.» Jindrich mi prende sottobraccio con premura e mi riporta lentamente verso il centro della baracca. «Lui sa stare a uno scherzo!» Trattengo gli insulti che mi salgono alle labbra e mi sforzo di annuire.
Sento Marciano sbuffare. «È colpa di queste stronzate se gli umani hanno paura di noi, lo sai?»
«Hanno paura di noi perché non capiscono le cose che facciamo. È lo stesso con il commercio delle anime, ha una immeritata, pessima fama. Gli umani raccontano tutte quelle cazzate su demoni, contratti firmati col sangue e dannazione eterna, però sono miei clienti quanto ogni altra creatura, e non hanno neanche la scusa di avere bisogno di questa roba per nutrirsi.»
La curiosità è più forte di rabbia e paura. «Davvero?» chiedo.
«Ci sono cacciatori di fantasmi ed esorcisti che intrappolano gli spiriti e li portano da quelli come me, invece di scacciarli. Fattucchieri che hanno bisogno di un’anima da offrire in uno scambio o un sacrificio, o cercano ingredienti per un incantesimo. E sono in aumento anche quelli che me la lasciano in deposito.»
«Sì, il banco dei pegni delle anime perdute. Allora, questi libri?» Marciano si piazza davanti a Jindrich con aria minacciosa e braccia incrociate sul petto. È chiaro che non ha voglia di scherzare, e il mercante non si azzarda a tirare ancora la corda. La trattativa è veloce e vantaggiosa per noi.
«La scatola ve la chiudo per bene, e la marchio col mio sigillo» dice Jindrich, recuperando un rotolo di nastro adesivo da una scatola di scarpe infilata sotto uno scaffale. «Non dovrebbero crearvi problemi. Nel caso succeda, però, troverò il modo di darvi tutta la colpa.»
«Ovviamente» risponde il satiro. È ancora nervoso, e ha l’aria di chi non vede l’ora di andarsene.
Io invece mi sento molto più tranquillo. Quello che ho sentito durante il finto annegamento sta svanendo, come un sogno. Faccio già fatica a ricordarmelo. «Soffrono, là dentro? Le anime, dico…» chiedo, osservando una biscottiera a forma di cupcake, bianca e rosa, e con una ciliegina in cima al coperchio.
«Fisicamente non possono sentire nulla. E, quando non le estraggo dalla bolla per farci due chiacchiere, è come se fossero addormentate. Sognano molto. Certo, quelle che hanno avuto una morte dolorosa o traumatica hanno un sacco di incubi, e anche chi si porta dietro molti rimpianti o rimorsi. Ma parecchie preferiscono questa situazione ad affrontare l’Aldilà. Credevo che la gente fosse spaventata dalla morte prima della Frattura, ma non avevo ancora visto il vero terrore che c’è adesso. Sapessi in quanti cercano un’alternativa…»
«Il “deposito” di cui parlavi prima?»
Jindrich annuisce. «Mi pagano in anticipo per raccogliere la loro anima e tenerla da parte per un certo periodo di tempo. Uno spreco, se devo essere onesto. Per i non-umani è abbastanza facile tornare indietro, in una forma o nell’altra, ma per gli umani… Qualcuno spera che parenti, amici o discepoli trovino un modo per ridargli un qualche tipo di vita e li riscattino. Ma alla fine finiscono tutti in vendita, e vengono comprati per essere divorati da qualcuno.» Si china sulla scatola dei libri e inizia ad armeggiare col nastro adesivo. «Altri chiedono di essere ceduti solo ai necromanti che vogliono crearsi le proprie larve o lemuri. C’è stata molta richiesta ultimamente, dev’essere una moda. Secondo me vengono fuori creature di pessima qualità e gli spiriti rimangono danneggiati, ma i maghi dicono che quelle fatte da loro sono più facili da controllare, e pare che per quegli umani un’immortalità del genere sia meglio di niente…» Si sfila un guanto e posa la mano aperta sulla scatola, marchiandola con un’evidente impronta bagnata. Tra le dita ha una specie di membrana. «Di recente un tizio ha comprato un bel po’ di quelle anime barattandole con quella di un cambiato rarissimo.»
Marciano lo scosta e prende la scatola. «Uno col potere di diventare sordo a volontà, così può sopportare le tue chiacchiere? Tanto il naso non ce l’ha più, per la puzza è a posto…»
«Te la lascio passare perché il peso delle corna ti comprime il cervello» replica stizzito Jindrich, per poi indicare con la pipa un piccolo portauova a forma di gallina, sorridendo felice. «Una sirena!»
Stavo già per uscire, ma quella parola mi blocca. Mi volto verso Marciano. Lui mi sta già guardando, sul volto la stessa stupida espressione di dubbio e sorpresa che devo avere io.
«Beh, che c’è?» chiede il mercante. «Non ditemi che era qualcuno che conoscevate…»
«Forse. In un certo senso» rispondo, senza pensarci.
«Oh. Bene.» Jindrich sogghigna e accarezza il portauovo. «Interessa per caso parlare di un affare vero, allora?»

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