Fabula XXIII (seconda parte)

(continua da qui)

«Non è arrivata?» chiedo, porgendo a Silva un bicchierino di plastica. Dall’angolo di strada a cui ci troviamo la bancarella di Mila si distingue a malapena tra le teste dei manifestanti, ma anche così è evidente che lì non c’è nessuno.
«Non si è ancora fatta vedere. Forse l’hanno avvisata di questo casino.» Lo prende, e mi lancia un’occhiata interrogativa. «L’hai zuccherato?»
Allineati davanti all’ingresso del Santuario dei Ritornati, i Cercatori d’Anime pregano. Sono svariate decine, uomini e donne, per la maggior parte molto giovani o molto anziani. Parecchio più numerosi del gruppetto di agenti che li fronteggia, allineati in un sottile cordone scuro, nervosi e a disagio.
De profundis clamavi ad te, Domine… ripetono in coro le voci.
«Avevano finito lo zucchero, il barista ha detto che non ne arriverà altro prima di due o tre giorni.» Porto alle labbra il mio bicchiere. Faccio una smorfia al contatto tra  la lingua e il liquido bollente. Amaro e bruciato. «Mila mi aveva parlato delle manifestazioni dei Cercatori contro il santuario, ma non credevo intervenisse anche la polizia.»
«È per colpa della sommossa. La tensione è salita, ci sono stati attacchi contro i lavoratori dei templi. La EXO sta ricevendo richieste di assistenza dai municipi perché non ci sono abbastanza agenti per tutta la sorveglianza richiesta.» Anche a Silva scappa un verso di disgusto quando assaggia il caffè. «Ma è di quello vero?»
Si iniquitates observaverit, Domine, Domine, quid sustinebit? In prima fila tra i Cercatori, a guidare la preghiera, c’è una donna magrissima e alta, le spalle appena curve nonostante l’età avanzata. Indossa un golf e una gonna lunga dall’aspetto ordinario, ma ha i capelli coperti da un velo monastico blu scuro.
«Se lo sono fatto pagare come caffè vero. A proposito, grazie per aver offerto.»
«Viene direttamente dalla loro piantagione segreta nella Fascia Desolata, certo.» Silva si stringe nelle spalle e svuota il bicchierino in un sorso. «Comunque, tu che ci fai qui così presto?»
Uno spirito seccante mi ha svegliato e mi ha messo in testa idee allarmanti, e allora… «Non riuscivo a dormire, e ho deciso di venire in anticipo» rispondo invece. «Pensavo che magari in due avremmo anche potuto eseguire il piano già oggi, se ci fosse stata l’occasione.»
“Piano”, a essere onesti, è un’esagerazione. L’idea è di esaminare gli effetti personali che Mila potrebbe lasciare al banco quando va nel santuario a recuperare la merce, nel momento in cui apre la bancarella. E poi trovare il modo di entrare nei prefabbricati che usa come magazzino, alla ricerca di elementi che confermino il suo ruolo negli omicidi, o indizi che indichino il coinvolgimento di altre persone. Non proprio un metodo di indagine raffinato.
«È troppo rischioso farlo alla cieca. Te l’ho già detto, tenerla d’occhio per qualche giorno per farci un’idea dei suoi orari, abitudini e movimenti è la cosa migliore.»
«Ammesso che lei si presenti per farsi sorvegliare…»
A custodia matutina usque ad noctem speret Israël in Domino. Molti dei Cercatori reggono delle candele accese, alcuni hanno dei cartelli: Liberate i morti, Lasciate che le anime tornino a Dio, Questa non è resurrezione. Per fortuna non si vedono armi.
«Forse è meglio lasciar perdere per oggi» continua Silva. «Io non posso restare qui tutto il giorno, e in questa situazione non credo che dovresti rimanere da solo.»
«Posso sopportare qualche salmo e un canto liturgico, sai?»  provo a scherzare.
Silva non sorride neanche. «Quella donna potrebbe essere molto pericolosa. Non è il caso di aggiungere altri rischi a una situazione già abbastanza complicata.»
«E se mentre noi aspettiamo per tutto questo tempo morisse qualcun altro?»
Gli occhi di Silva si piantano nei miei. «Perché dici così? Hai scoperto qualcosa sull’incantesimo?»
Scuoto la testa, più che altro per non doverla guardare in faccia mentre rispondo. «Il punto è proprio che non ne sappiamo abbastanza. Per questo fantomatico incantesimo potrebbero servire altre componenti. Non possiamo essere certi che l’assassino abbia finito di uccidere!»
«Sei tu l’operatore, è compito tuo darmi questo tipo di certezze!»
«Si vede che sono un pessimo operatore, allora, perché non posso!»
Et ipse redimet Israël ex omnibus iniquitatibus ejus. I Cercatori terminano il De Profundis e tacciono tutti insieme, e le mie parole risuonano più sonore di quanto avrei voluto. Qualcuno si volta verso di noi. Silva mi afferra per una spalla e mi trascina fuori vista, dietro l’angolo.
«Guarda che non me la stavo prendendo con te, non hai motivo di innervosirti» mi dice, a bassa voce.
«No, hai ragione.» Mi appoggio contro il muro dietro di me. «Non è che sia particolarmente utile.» Se ne sono accorti a prima vista Ippolito, lo spirito di stamattina, persino Izabela… «Non ho visioni profetiche, non sono un sensitivo, non ho poteri da cambiato e non vedo o sento qualunque cosa veda o senta Folco.» Indico la borsa di stoffa che porto a tracolla. «Metà delle cose che ci sono qua dentro si rifiutano di funzionare a dovere con me. Sono un operatore spiritico a malapena buono per l’assistenza clienti!» E a questo punto Silva scoppia a ridere. «Ehi, guarda che non era una battuta!»
«Rido perché sei un cretino. Davvero non te ne sei reso conto?»
«Di cosa?»
«Di come abbiamo fatto ad arrivare fin qui. Di come funzioni.» La fisso senza capire. Lei aspetta per qualche secondo che le dica qualcosa, prima di sbuffare spazientita. «Niente, l’ho detto che sei scemo. Pensaci su, ne riparliamo più tardi, va bene?»
«Devi già andare?»
«Visto che qui non c’è nulla da fare, tanto vale che mi avvii. C’è parecchia strada per il noleggio bici più vicino, e ancora di più per tornare agli uffici. E se arrivo in ritardo a un altro incontro col medico…» Sospira. «Torna a casa, fammi questo piacere. Quando ho finito passo da te.»
Annuisco. «Va bene. Ma prima passo dalla bancarella. Anche se non c’è nessuno, usando le rune o il pendolino lì potrei trovare qualche informazione nuova. Con il sit-in in corso non mi noteranno.»
«Stai attento e non fare cazzate, o me la pagherai!» Per un istante i suoi occhi arancioni brillano minacciosi. Poi ammicca, si volta e si allontana, agitando la mano.
Resto a guardarla finché non sparisce in una strada laterale. Provo a comprendere cosa volesse dire con le frasi di prima, senza successo. Sta capitando troppo spesso, devo fare qualcosa prima che diventi un’abitudine.
Torno ad affacciarmi all’angolo. Mila non è ancora arrivata. I Cercatori, invece, non sembrano intenzionati ad andarsene.
Requiem aeternam dona eis, Domine… Le voci cantilenanti accompagnano i miei passi mentre mi mescolo a loro, cercando di attraversare la manifestazione e raggiungere la bancarella. Ragazzini con l’acne, la medaglia di San Giorgio al collo e tanta rabbia nella voce. Anziani che stringono vecchi rosari tra le mani, e pregano a occhi chiusi e con intensità. Una donna di mezza età che solleva sopra la testa un cartello con la scritta Liberaci dal male e pronuncia ogni parola urlando più che può. Un giovane uomo alto e bello, con lunghi capelli neri e il collo tatuato, che si muove con aria distratta ai margini del gruppo…
Cazzo, ma quello è Folco!
Mi volto per cercarlo, ma non lo vedo più. Torno sui miei passi, facendomi strada a gomitate e spintoni. Ricevo insulti, rimproveri, qualcuno mi dà del provocatore, mi arriva qualche calcio…
Quando finalmente riesco a uscire dalla calca, lo sciamano è scomparso. Corro lungo la strada, nella direzione in cui l’ho visto andare, ma di lui non c’è traccia. Eppure sono sicuro di non essermi sbagliato.
Un rumore sopra di me. Alzo la testa e faccio in tempo a cogliere un movimento, qualcuno che salta agilmente nel giardino del santuario dalla cima del muro di cinta.
Dev’essere qui per l’indagine. Deve aver trovato una traccia, e la sta seguendo anche mentre Davelli è fuori gioco.
E io non posso lasciarglielo fare. Silva non si darà pace se la batteranno sul tempo. E non voglio pensare a cosa farà Ippolito se non sarò io a trovare quello stramaledetto incantesimo.
Mi guardo indietro. Dopo il mio passaggio i Cercatori si sono innervositi, le preghiere si sono interrotte e sono iniziate le discussioni con gli agenti. Nessuno pensa a me.
Il muro ha così tante fessure che ci vuole poco a scavalcarlo. E, mentre mi arrampico più in fretta che posso, mi ripeto che è una questione di forza maggiore. Non conta come “fare una cazzata”.

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