Fabula XVIII (seconda parte)

(continua da qui)

Ora che la drakaina ha iniziato a parlare tutti gli altri rumori si sono spenti. Mi accorgo solo dopo diversi secondi che sto persino trattenendo il fiato. È come se la sua presenza si stesse lentamente espandendo, schiacciandoci sotto il suo peso. La sua coda vibra, le squame brillano alle luci del palco. Sono bellissime.
«Non capita spesso che mi mostri in pubblico, ma in questa occasione non potevo mancare. Conoscevo Tessalonica. Una ragazza speciale, e una creatura unica nel suo genere, in questa era.»
Dette da lei, quelle parole assumono tutto un altro significato.
«Era anche una mortale, purtroppo. Mi rifiutavo di guardarla, quando la incontravo. Vederla invecchiare così in fretta sotto i miei occhi era troppo triste.»
Lascia scorrere lo sguardo tutt’intorno a sé. Quando si volta nella mia direzione sento pesare su di me quegli occhi così antichi da riuscire a distinguere il mio avvicinarmi alla morte, secondo dopo secondo. Credevo di essermi già sentito insignificante, ma solo ora capisco cosa voglia dire davvero quella parola.
«Soprattutto, amavo il suo lavoro e la sua passione. Stava combattendo la battaglia giusta, quella per cui combattono anche molti di voi. Quella contro la concentrazione del potere nelle mani del Tribuno e dei grandi santuari, contro la politica che conferisce autorità e garanzie agli spiriti e immortali che servono un tempio importante ma si rifiuta di regolare i rapporti tra umani e ciò che umano non è, di evitare lo sfruttamento e la violenza!»
Molte teste annuiscono, compresa la mia.
«Le agenzie private di sicurezza che agiscono senza limiti e controlli, le sparizioni dei cambiati, le creature affamate lasciate a cercare nutrimento nell’unico modo che conoscono, prendendolo dai mortali, quando potrebbero essere offerte delle alternative… Tessalonica si batteva contro tutto questo, e contro l’odio e la guerra tra vittime che ne è la conseguenza.»
Sono tutte posizioni che conosco, quelle che mi hanno spinto a collaborare con la Scuola, che ha condotto qui la maggior parte della gente intorno a me. Ma hanno un peso diverso, ora che le sta pronunciando una dragonessa. La sua è una razza che appartiene alle storie, più che alla realtà. Delfine viene da una stirpe di madri di mostri, flagelli di eroi e rivali di dei. Non ho problemi a parlare con ninfe, spiriti e spettri, ma guardando lei, per la prima volta, sento di essere di fronte a qualcuno che non dovrei poter vedere.
«Forse Tessy è stata una delle vittime di questa guerra. Di sicuro non è stata l’unica, negli ultimi giorni.» Allunga una mano verso l’ingresso del locale. «Lasciate che vi mostri qualcosa.»
Ci voltiamo tutti insieme nella direzione che indica, come obbedendo a un comando. Un uomo e una donna stanno attraversando la porta del Dedalo. Uno spinge e l’altra tira una barella coperta da un lenzuolo bianco, sotto cui si intravede una sagoma. Si fanno strada verso il centro della pista.
Malombra mi prende per un braccio e mi tira con sé, mentre si fa più vicino. «Questa non ce la dobbiamo perdere!»
«Ma che fai? Non sappiamo cosa… » Provo a  resistere, ma anche Marciano mi afferra e mi spinge in avanti. «Ehi, pure tu?»
«Il fattucchiere ha ragione.» Non credo di aver mai visto il satiro così serio. «Potrebbe essere importante.»
Sgomitiamo fino a raggiungere una posizione da cui riusciamo a vedere la barella. Delfine ricomincia a parlare.
«Dopo la Frattura e il mio risveglio, una delle prime persone che ho incontrato è stata una donna spaventata. Una povera creatura dotata della vista, terrorizzata da quello che stava succedendo, da ciò che vedeva e che sapeva. Io l’ho accolta, l’ho protetta, le ho dato consapevolezza di ciò che era e poteva fare. Sotto la mia guida è diventata in grado di aiutare gli altri col suo dono. L’ho trasformata in una pizia.»
La donna accanto alla barella scosta il lenzuolo, rivelando un cadavere. Dev’essere stato pulito e ricomposto, ma molti si voltano lo stesso per non guardarlo. Il silenzio è invaso da grida di spavento e versi di disgusto.
È il corpo di una donna magra e dai capelli grigi, con una larga ferita al petto, più o meno all’altezza del cuore. Ma sono cose che si notano appena, perché il cadavere ha le palpebre aperte, e gli occhi…
eyes«È stata trovata così questa mattina.» La voce di Delfine sembra venire da molto lontano, ora. Forse trema persino un po’. Di rabbia? Di tristezza? «Qualcuno le ha cavato e portato via i suoi occhi incantati e potenti, e possa la sua larva prendersi quelli del suo assassino come compensazione…» Abbasso la testa per non vedere più quelle orbite vuote che fissano il soffitto. Mi viene da vomitare. La folla inizia ad agitarsi. «Una cosa orribile, che non avrei voluto vedere, e che non avreste dovuto vedere neanche voi. Ma è importante che lo facciate. È importante che vi rendiate conto di cosa sta succedendo, prima che l’ufficio del Tribuno arrivi a insabbiare tutto. E non mi interessa quanto si infurieranno per questo, non mi fanno paura! Dovete sapere, e dovete prepararvi. Perché, che sia per motivi politici o personali, qualcuno è a caccia nelle nostre strade.» È a quelle parole che cominciano le urla. Rabbia, disperazione, frustrazione. «I nostri amici, i nostri affetti, stanno morendo. E chi si occupa di proteggerli?»
«Fuori di qui! Ora!» ordino. Marciano non replica. Malombra esita e fa per protestare, ma si azzittisce dopo avermi guardato in faccia.
Raggiungiamo a fatica la strada. L’impatto con il freddo è simile a uno schiaffo, ma è proprio quello di cui ho bisogno. Mi trascino fino a un angolo, mi appoggio contro un muro e finalmente mi libero lo stomaco.
Qui i rumori del Dedalo non possono arrivare, bloccati dalle pareti insonorizzate. Ma quelle urla continuano a echeggiarmi in testa.
«Che ti è preso?» mi chiede Malombra, appena mi rialzo. «Una drakaina, maledizione! Quando ci ricapiterà di vederne una?»
Scuoto la testa. «L’hai guardata abbastanza. Non mi piaceva quello che stava succedendo là dentro.»
«E cioè?»
«Uno spettacolo» interviene Marciano. «Il palco, le luci, il pubblico, le entrate in scena con effetto drammatico…»
«Ma per favore! Non puoi dire sul serio!» lo interrompe Malombra.
«Ehi, sono un satiro, io c’ero quando è stato inventato il teatro! So riconoscere una messinscena quando la vedo!»
«Quel cadavere non mi sembrava un trucco!»
«Non importa» li interrompo. «Preparato o non preparato, è stata una gigantesca cazzata! Questa nottata non finirà bene per nessuno.» L’ho già visto succedere, prima della Frattura. Va sempre allo stesso modo. Una comunità che si sente minacciata. Una tragedia. Un po’ di retorica. Un gruppo abbastanza numeroso di persone che alimentano la propria rabbia a vicenda. E alla fine una sommossa mette a ferro e fuoco un quartiere, o un campo nomadi viene assalito e bruciato.
«Siamo solo stati messi in guardia. Cazzo, c’è qualcuno che si diverte ad andare in giro a mutilare cambiati! Che sia un attacco politico o quegli stronzi del mercato nero, io sono contento di saperlo!»
«E smettila con questa storia del mercato nero, te la sei inventata!» sbotta Marciano.
«Delfine poteva metterci in guardia con un manifesto, un volantino, una dichiarazione ai giornali. Invece ha portato un cadavere a una commemorazione. Un cadavere! È chiaro che voleva farci perdere la testa!»
«Con te ce l’ha fatta di sicuro!»
Trattengo il “vaffanculo” che mi sale dal cuore solo perché Malombra è mezzo ubriaco. «Ok, come non detto, è stato un grande gesto. Ora possiamo levarci da qui prima che qualcuno decida di andare a demolire un tempio?»
Il fattucchiere sbuffa, mi volta le spalle e inizia a camminare a passo svelto, barcollando un po’.
Lo seguo, affiancato da Marciano. «Tu te lo aspettavi, vero?»
«Mi aspettavo che succedesse qualcosa, quando è apparsa la drakaina. Loro non si muovono senza un motivo. Ma non immaginavo niente del genere.»
«Come può esserle venuta in mente un’idea simile?»
«Il solito umano che fa le domande sbagliate. Quello che dovresti chiederti è il perché.»
Annuisco. “Perché?” sarebbe una buona domanda. Ma richiede ragionamento, e in questo momento l’unica cosa a cui riesco a pensare è la donna senza occhi.
Una pizia. Una profetessa. Forse aveva previsto quello che le stava per succedere. Aveva cercato di evitarlo? O magari, come nelle leggende sugli oracoli, aveva ricevuto un presagio criptico, che non era riuscita a interpretare se non troppo tardi? “Ecco cosa voleva dire!” non sembra il massimo, come ultimo pensiero.
Rumori dietro di noi. La folla rabbiosa si sta riversando in strada. Mi chiedo con chi finiranno per scontrarsi. Lemuri? Alichini? Le Alseidi? In ogni caso ci saranno altri morti.
E domattina probabilmente la polizia farà controlli e irruzioni nelle nostre comunità e negli edifici occupati. Avranno la mano pesante, e qualcuno verrà arrestato senza un motivo preciso.
Però l’opinione pubblica verrà  a sapere dell’omicidio, e magari inizierà a farsi domande. Forse il Tribuno sarà obbligato a cercare delle risposte. Almeno questo non sarebbe male.
Ma domattina è qualcosa che aspetta al di là di una notte di furia e sangue.

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