Fabula XVIII (prima parte)

Lungo le pareti bianche del Dedalo ci sono finte colonne dipinte di rosso e decorazioni che raffigurano asce bipenni, teste di toro e serpenti. Gli uomini dello staff indossano solo gonnellini blu e gialli lunghi fino al ginocchio, le donne gonne più lunghe, un giacchetto dalle corte maniche a sbuffo che lascia scoperto il petto e fasce elastiche per nascondere il seno. Tutti portano elaborate acconciature realizzate con perline e pennacchi di nastri multicolori.
Di solito quando vengo qui non so se ammirare lo sforzo fatto dal locale per creare un ambiente dall’atmosfera cretese o lamentarmi per la pacchianeria del risultato. Oggi però è difficile farci caso. C’è molta più gente di quanta me ne aspettassi, e attraversare la pista per raggiungere il bar è un’impresa. Fa caldo, qui dentro, anche se fuori non si arriva ai dieci gradi. L’aria stagnante sa di alcol scadente, fumo, rabbia e tristezza.
Mi faccio strada con qualche spinta fino al bancone, mentre sul palco un gruppo di percussionisti accompagna il rap incazzato di un ragazzo con un’ala atrofizzata che gli pende sulla schiena, attraverso un buco nella felpa. Ci metto poco a individuare Marciano e Malombra, che stanno buttando giù un bicchiere di un qualche cocktail giallognolo che li fa ansimare e bestemmiare dopo ogni sorso.
«Ce l’hai fatta, bello!» Appena mi vede Marciano mi abbraccia, e come al solito per poco non mi stritola.
«Ohi, piano!»
«Scusa, scusa!» Mi lascia andare ridendo. «Voi umani siete troppo delicati!»
«Naa, siete voi satiri che siete degli animali!» La voce di Malombra è impastata. Resta appoggiato contro il bancone mentre parla, e agita la testa seguendo la musica, del tutto fuori tempo.
«Quanto ha già bevuto?» chiedo sottovoce a Marciano.
«Sarà al terzo, niente di che.»
«Niente di che? È andato!»
Malombra solleva un dito medio più o meno nella mia direzione, mentre continua ad armeggiare col bicchiere. Marciano scoppia a ridere. Ha una risata così forte da gareggiare con la musica. Stasera le corna ricurve che gli spuntano tra i riccioli rossicci sono decorate da nastri porpora.
«Che bevi?» mi chiede, sporgendosi verso il barman.
«Acqua tonica.»
Scuote la testa. «Mi vergogno per te!» Poco dopo mi porge il bicchiere «Visto che folla?»
Annuisco. Ci sono parecchie facce che riconosco, regolari dei concerti, ragazzi delle comunità occupate, attivisti dei movimenti per l’integrazione, artisti della scena indipendente, molti cambiati. E poi satiri e sileni, un paio di cabiri coi loro seguaci dalle sciarpe rosse, persino i Variaghi, che restano tutti insieme in un angolo, intorno alla loro huldra e a un paio di creature piccole e curve, pelose e cariche di monili di ogni tipo…
«Ehi, Marocco, cazzo guardi?» Un Variago mi compare davanti, un tizio secco dalla testa rasata e con una croce celtica tatuata sul collo. Lo guardo incredulo, mentre risposte automatiche semi-dimenticate e ricordi messi da parte riemergono tutti insieme. Era dalla Frattura che nessuno se la prendeva con me per il colore della pelle. Ci sono troppe cose più strane in giro di cui avere paura.
«Ma che, sei serio?»
Mi viene sotto, guardandomi fisso negli occhi, e ripete la domanda. Mi sta sfidando a rispondere, a reagire. So che i suoi amici ci stanno tenendo d’occhio, aspettando una scusa per intervenire. Ci sono già passato. E in una serata diversa forse gliela darei, quella scusa. Una mezza frase, tipo “Una testa di cazzo” o “È Tunisia, coglione”, spostandomi per evitare l’inevitabile calcio o testata e preparandomi al peggio, sperando che i suoi compagni non tirino fuori le armi.
Ma non oggi.
«Scusa, hai dei problemi?» Marciano mi si mette al fianco. Alla vista del satiro il tizio si fa meno sicuro, indietreggia di un passo. A prendersela con i non-umani si rischiano sempre conseguenze imprevedibili.
Rimane davanti a noi il tempo necessario a mantenere la dignità, poi scuote la testa e raggiunge il bar per prendere un paio di birre. Quando si allontana, nonostante la musica, il suo «Greci di merda!» ci arriva forte e chiaro.
Trattengo Marciano prima che gli si lanci dietro. «Non ne vale la pena, dai!» gli dico, facendolo voltare verso il bancone.
Malombra solleva la testa dal bicchiere, gli occhiali storti. «Oh, è successo qualcosa?»
Il rapper termina l’esibizione, i percussionisti abbandonano il palco. Ci sono applausi tiepidi, che diventano scroscianti quando dalle casse, tra i fischi e i ronzii, inizia a diffondersi la musica degli Alcyone. Un pezzo che mescola sonorità blues e folk a sostegno di una voce femminile potente e calda, che parla di esclusi e di mostri, di disperazione e rivolta.
Sul palco compaiono Filomela, Procne e Tereo, quel che rimane del gruppo, nei loro splendidi costumi da uccelli e col trucco di scena. Mi unisco agli applausi e ai cori. Ci mettono un po’ per ottenere il silenzio, mentre la musica scema.
«Grazie di essere qui, in questa serata dedicata a Tessalonica.» È Procne a parlare, la voce rotta dalla commozione. Il microfono la fa suonare distorta e mangia alcune parole, cori, applausi e grida la interrompono di continuo, ma non è difficile seguire quello che sta dicendo. «Tessy sarebbe felice di vedervi tutti insieme, di sentire il vostro affetto, ma sarebbe soprattutto orgogliosa del fatto che il nostro messaggio, il suo messaggio, è arrivato a così tante persone meravigliose.» Ho visto esibirsi gli Alcyone molte volte, ma è la prima volta che non è Tessalonica a rivolgersi al pubblico. Non credevo che non vederla lassù avrebbe reso la sua morte così… reale. Definitiva.  «Lei ci è stata portata via troppo presto e in modo orribile. L’odio e la paura ci hanno privato della sua presenza, della sua voce meravigliosa. Ma, per quanto si sforzino, non possono toglierci quello che lei ci ha insegnato, l’ispirazione che ci ha dato e che continua a donarci nella lotta affinché tutte le creature che ora popolano questo mondo, questa città, possano vivere insieme con uguali diritti…»
«Dell’omicidio che si è saputo?» mi chiede Marciano, mentre il discorso continua.
«Nessuna novità. A quanto ne so se ne stanno ancora occupando le Furie. Penso rimarrà a loro, visto che non è nemmeno chiaro chi debba decidere sulla competenza delle indagini.»
«Le Furie? Bella roba, facile che siano state proprio loro.»
«Si parla anche dei CRU, dei Cercatori…»
«Cacciatori di oggetti esotici.» Malombra piomba tra noi due, aggrappandosi alle nostre spalle. Le sue parole sono accompagnate da zaffate di alito pestilenziale. «Sono stati loro. Ti immagini quanto deve valere una lingua di sirena sul mercato nero?»
«E tu quando sei resuscitato?» Marciano, ridendo, gli raddrizza gli occhiali sulla faccia.
«Ho avuto un presentimento. Mi sa che sta per cominciare qualcosa di interessante. E non parlo del concerto.»
Procne, intanto, sembra avvicinarsi alla fine del discorso. «Stasera ci sono degli amici, dei grandi artisti che eseguiranno con noi i nostri pezzi. È il nostro e il loro omaggio a Tessy e alla sua musica. Vi ricordo che tutti i ricavati…»
Le parole successive vengono coperte dal fischio assordante del microfono, che scompare dopo alcuni secondi, quando le casse diventano mute. Le luci si affievoliscono, un paio di lampadine esplodono, qualcuno inizia a urlare.
«Ecco, figurati se non impazziva la corrente, stasera!» Dietro il bar sento i ragazzi dello staff gridarsi a vicenda di staccare tutto e preparare i generatori.
«Poi vienimi a dire che non è sabotaggio!» sbotta Marciano.
Malombra sta ghignando. «Oh, ma questo è molto meglio di quanto potessi aspettarmi!»
«I problemi con l’elettricità? Ti accontenti di poco!»
«Non capisci mai un cazzo, caprone. Non è colpa della corrente. Guarda là!» Prende la faccia di Marciano tra le mani e la gira verso l’ingresso del locale. Mi volto a guardare anch’io.
La gente si sta spostando per fare largo a qualcuno. All’inizio vedo solo un paio di armadi con l’aria del buttafuori che aprono la strada, poi mi accorgo del terzo, che tiene al guinzaglio un cane pastore, un animale enorme, dal bellissimo pelo fulvo. E con due teste.
Lo guardo senza parole, mentre si avvicina. Come me, tutti gli altri sono ammutoliti.
Tranne Marciano. «Guarda che roba… Lo sai che vuol dire?»
Non lo so, ma diventa superfluo chiederglielo quando vedo la donna che avanza dietro il cane. Un volto giovane e bellissimo. Labbra rosse da cui si solleva una nuvoletta di fumo candido a ogni respiro. Lunghi capelli neri, su cui è posato un velo scarlatto. Un peplo giallo a coprirle spalle e seno, senza riuscire a nasconderne la perfezione. Ventre scoperto.
Da cui, invece che le gambe, parte una lunga, spessa coda sinuosa, ricoperta di squamesnake tail marroni e decorata da scaglie più scure disposte a rombo, che corrono lungo tutto il dorso.
Malombra ridacchia, batte le mani eccitato come un bambino. Marciano china la testa mentre la creatura ci passa davanti, diretta verso il palco. Mi sembra che tutti i non-umani del locale stiano facendo lo stesso.
«Ti rendi conto? Guarda che bella!» La voce di Malombra trema dall’emozione.
«Ma che… chi è?» Riesco a malapena ad articolare le parole.
«Una drakaina! Una drakaina in carne e ossa! Non dirmi che non ne hai sentito parlare!»
Certo che ne ho sentito parlare. Ma, con tutto quello che vedo ogni giorno, non avrei mai pensato di poter incontrare di persona una delle dragonesse.
«Cos’è che vuole da noi?» borbotta Marciano, mentre lei raggiunge il palco e vi si arrampica con grazia, coi suoi uomini che le formano un cordone attorno. Le teste del cane ringhiano contro le prime file del pubblico, facendole arretrare.
Gli Alcyone stanno parlando fitto tra di loro, ma quando la drakaina allunga una mano Procne le consegna immediatamente il microfono.
Le luci tornano alla loro luminosità normale e le casse riprendono vita, riversando su di noi la voce della creatura, cristallina e perfetta.
«Mi spiace che il mio arrivo abbia creato un po’ di confusione. Io sono Delfine. Buonasera a tutti!»

(continua qui)

photo credit matt.forestpath (flash200) via photopin cc

Annunci

Un pensiero su “Fabula XVIII (prima parte)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...