Fabula XIII

«Un incantesimo è, essenzialmente, un atto di volontà così forte, così assoluto, che riesce a imporsi sulla realtà e a cambiarla. Tutto il resto, formule, componenti, giorni e orari particolari sono elementi accessori, utili a focalizzare, dirigere e rinforzare quella volontà, ma di cui, in teoria, si potrebbe fare a meno.»
La sala è gelida e semivuota. I pochi presenti sono seduti lontano l’uno dall’altro, e guardano a malapena la relatrice, una quarantenne con capelli del rosso più improbabile che abbia mai visto. Tengo la mano destra affondata nella tasca del giubbotto. Con le dita frugo piano, cercando di non pensarci e di affidarmi all’istinto, nel sacchetto di rune che ci ho nascosto.
«Non esiste magia che possa avvenire involontariamente. Leggere ad alta voce un libro in una lingua che non si comprende non resusciterà per sbaglio il vostro canarino.» Nel silenzio, la risata forzata della donna mi mette a disagio.
Silva, seduta accanto a me, mi indica il giornale che sta sfogliando. Annuisco. Ho già sentito dell’omicidio della cantante degli Alcyone, la notizia è ovunque. “Il Municipale” ha dedicato tre morbose pagine al particolare della lingua mancante.
«Una formula di cui si conosce il significato, o almeno lo scopo, può invece aiutare a visualizzare l’obiettivo dell’incantesimo, ad accumulare e dare forma alle energie mistiche, o a entrare in quello stato alterato di coscienza in cui la magia avviene più facilmente. Oggetti, odori, colori o sapori con una forte associazione logica, personale o simbolica con ciò che si sta tentando di realizzare aiutano a focalizzare lo sforzo di volontà, lo indirizzano, lo rafforzano.»
Questo quotidiano invece si è concentrato sul dibattito sull’assegnazione delle indagini. C’è chi sostiene che, data la natura della vittima e le non meglio precisate implicazioni sinistre della mutilazione del corpo, a occuparsene dovrebbero essere gli operatori spiritici pubblici o, meglio ancora, le agenzie di sicurezza private, più attrezzate.
«E anche con questi aiuti esterni, solo una motivazione davvero urgente e importante riesce a spingere, in rare occasioni, la maggior parte delle persone a compiere lo sforzo di volontà necessario per causare quei cambiamenti che definiamo magici. Riuscire a raggiungere un risultato simile più spesso e con più facilità richiede una lunga, rigida disciplina di auto-condizionamento e cambiamento personale, spesso attraverso pratiche mortificanti, sgradevoli e pericolose. Oppure una personalità molto, molto particolare. In entrambi i casi, il risultato è che con un mago di solito non è piacevole uscire a cena!»
Dall’altra parte c’è chi afferma che un cambiato è legalmente un essere umano, che non ci sono elementi che facciano sospettare interventi soprannaturali nell’omicidio, e che quindi a indagare dovrebbe essere la polizia. Non è una lettura molto appassionante, ma è meglio che prestare attenzione a quelle battute.
«Tutto questo, però, vale solo per noi umani. Ci sono creature che possiedono per natura capacità che ci appaiono magiche, e altre che hanno una predisposizione a modificare determinati aspetti della realtà, per le quali un certo tipo di incantesimi richiede uno sforzo minimo.»
runeTiro fuori la mano dalla tasca senza rendermene davvero conto. Do un’occhiata alle tre tessere che ho estratto. Parlano di eredità, incertezza, fuoco. Sbuffo. Niente a che vedere con la traccia che stiamo cercando.
«È lo stesso per i cambiati, ovviamente, con la differenza che per loro non si tratta di una condizione naturale. È questo che li rende così pericolosi.»
Il volto di Silva è nascosto dal cappuccio della pesante felpa nera che ha indossato per l’occasione, ma non ho bisogno di vederlo per immaginare la sua espressione. Le sussurro che possiamo uscire.
«Con poteri che noi esseri umani non siamo mai stati destinati a possedere, è normale che spesso non siano in grado di controllare…»
Ci lasciamo dietro quelle parole salendo i gradini di pietra che ci riportano a livello della strada, in un vicolo schiacciato tra due bassi edifici bianchi. Il numero 47 campeggia in grande sul muro ingiallito di fronte a noi, coprendo in parte un poster che annuncia la conferenza Magia: conoscerla per difendersi, a cura dei CRU. Silva si accende una sigaretta mentre ci allontaniamo.
«Va tutto bene?»
Annuisce. «È stata una mia idea venirci, lo immaginavo. Allora?»
«Niente. Ma forse dobbiamo solo cercare un evento più importante e frequentato. Indagare sui Comitati di resistenza umana è una buona idea.»
«Non ne sono più sicura. Quando mi hai descritto quella sensazione ho pensato subito a quello che si prova quando si perde qualcuno o qualcosa di importante. E la maggior parte dei membri dei Comitati hanno sofferto per questo motivo, durante la Frattura o dopo.»
Seduto davanti a una porta scardinata c’è un ragazzo con indosso solo un pigiama marrone, nonostante il freddo. Affacciato a un balcone basso c’è un uomo anziano che lo tiene d’occhio, ma il ragazzo guarda fisso davanti a sé, attraverso i capelli sporchi incollati al volto, ondeggiando piano avanti e indietro. Dal buio dietro di lui due occhietti che brillano di verde ci osservano mentre passiamo. Spero tanto che si tratti di un animale.
«Ma forse ho solo associato ciò che sento io a quello che mi dicevi» continua. «Forse dovremmo concentrarci sui seguaci dei 47…»
«Come se fossero facili da trovare…»
«…o su questo.» Agita il giornale.
«La morte della cantante?» Ci rifletto un attimo. Svoltiamo in un altro vicolo, dove la puzza di urina è soffocante. «Non lo so. A parte le ferite da taglio, che collegamento c’è?»
«Due vittime di natura soprannaturale, a cui è stato strappato un trofeo.»
Sarà colpa della penombra e dell’eco dei nostri passi, ma sento il bisogno di voltarmi a controllare che nessuno ci stia seguendo. «C’è differenza tra un cappuccio e una lingua. E tra un monacello e un cambiato
«Li hai sentiti, per qualcuno quella differenza non è poi molta.»
«Cos’è, sospetti un serial killer?» La mia risatina suona un po’ troppo nervosa. E ho come l’impressione che abbia coperto dei rumori dietro di me. «E le scritte sul muro?» Mi guardo di nuovo alle spalle. Niente.
«Non lo so. È un’idea, ma potrebbe anche essere del tutto sbagliata. Magari sarebbe meglio riprovare a trovare informazioni su cosa stanno facendo Folco e Davelli. O cercare altri posti che potrebbero essere la fonte della tua percezione. Ospedali, cimiteri…»
Il vicolo fa una curva e si infila sotto un arco in muratura. Qui l’oscurità è ancora più profonda. E questo rumore dietro di noi era reale, ne sono certo.
L’aria si è fatta più fredda all’improvviso. Ho la pelle d’oca. Silva però sembra non essersi accorta di nulla. Sbircio di nuovo dietro di me.
Due occhi verdi mi fissano dal buio, a pochi centimetri dal mio volto.
Spalanco la bocca, ma non riesco a gridare. Cado all’indietro. Un’ombra si china su di me. Non ne distinguo i contorni, ma sento la sua puzza di marcio e polvere, il gelo del suo tocco quando mi sfiora il petto. Non ha consistenza, eppure mi schiaccia a terra, mi impedisce ogni movimento. Mi accorgo di non riuscire a respirare…
Un’esplosione di luce, una fiammata che avvolge l’ombra, la consuma. Quando il fuoco si esaurisce, con la stessa rapidità con cui è apparso, degli occhi nel buio non c’è più traccia. Piccoli oggetti candidi cadono al suolo. Sospetto che siano frammenti di ossa.
«Ma sei scemo?» mi urla Silva. Le sue mani brillano ancora come brace. «Perché ti sei voltato?»
«Ti eri accorta che ci stava seguendo?»
«Certo! Ma credevo che lo sapessi che nei luoghi più bui non bisogna girarsi a guardare, quando hai la sensazione che ci sia qualcosa dietro di te!»
«La prossima volta che hai qualche consiglio da cacciatore di mostri da darmi, potresti farlo prima che succeda una cosa del genere? Sai, giusto per quelle cose che ti hanno insegnato durante il prezioso addestramento EXO che io non ho avuto!»
Faccio per rialzarmi, e la mia mano finisce su qualcosa di liscio. La raccolgo. È una tessera delle mie rune, dev’essermi uscita dalla tasca quando sono caduto. Vi è incisa un’unica linea verticale. Isa, la runa del freddo, dell’immobilità, dell’impossibilità di cambiare le cose. Guardo le ossa davanti a me.
Mi scappa un sorriso.
«Silvia?»
«Che c’è, hai pestato un minotauro?»
Mi rimetto in piedi senza badarle. «Forse so dove dobbiamo andare.»

photo credit: KatherineDavis via photopin cc

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