Fabula IX (prima parte)

«Ma guardati, sei tutto bagnato! Muoviti, entra!»
Silva si scosta dalla soglia per farmi spazio. Mi pulisco le scarpe con cura sullo zerbino, ma questo non mi impedisce di sgocciolare su un pavimento dall’aria costosa. «Mi dispiace. Ha iniziato a piovere quando ormai ero a metà strada…»
«Ed eri senza ombrello. Lascia il giubbotto e le scarpe qui nell’ingresso, ti prendo un asciugamano.»
Le ubbidisco. Poggiata su una mensola di fronte alla porta, tra un paio di libri e un elaborato posacenere, una statuetta raffigurante un drago verde smeraldo sembra seguirmi con lo sguardo. Mi chino a fissarla negli occhi, di un giallo vivo e brillante. Come si ottiene un effetto del genere?
«Fossi in te non lo farei…» Silva mi lascia cadere l’asciugamano in testa.
Mi rialzo, strofinandomi i capelli bagnati. «Cosa?»
«Fissare troppo il drago. Lo innervosisce.»
Sono quasi certo che stia scherzando, ma nel dubbio mi affretto a seguirla in soggiorno. «Casa mia ci starebbe due volte qua dentro» commento con una punta di invidia. «Sono tutte così le abitazioni, qui al rione Trecavalli?»
«Solo la mia. Ho comprato l’intero piano e ho creato un appartamento unico, non è che nella palazzina sono tutti così!»
«Chissà come, ma lo immaginavo…»
«Ehi, una donna ha bisogno dei suoi spazi, mica potevo rischiare di dover sopportare tutto il giorno…» Si ferma prima di pronunciare il nome. «Beh, lo sai com’era…» Sorride e si stringe nelle spalle. Sarà perché indossa felpa e leggings al posto della solita giacca di pelle rossa, ma sembra molto più rilassata rispetto a quando è sul campo.
Si lascia cadere su un divano viola dall’aria comoda. «Dai, mettiamoci al lavoro. Fammi vedere cos’hai portato.»
Sfilo da sotto il braccio un fascio di quotidiani ormai umidicci e glieli passo. Inizia a sfogliare “Il Municipale”. «Possibile che non ci sia niente neanche oggi?»
«Di sicuro non in prima pagina, e una notizia del genere dovrebbe andare lì.» Mi siedo su una poltrona, e ci sprofondo dentro un po’. «Sono passati già tre giorni, forse vogliono tenere nascosta la cosa.»
«Folco e Davelli che rinunciano a usare un caso di così alto profilo per farsi pubblicità? Credici…» Butta il giornale a terra e ne prende un altro. «A meno che non siano arrivati ordini da molto in alto. Ma perché qualcuno dovrebbe scomodarsi?»
«Seriamente, è così importante che la stampa lo sappia?»
«Se voglio far fare a quei due la figura degli incompetenti davanti a tutta la Città? È fondamentale.» Passa a un altro giornale. «E poi, visto che i miei colleghi sembrano decisi a non parlare con me di questa faccenda, le informazioni negli articoli avrebbero potuto essere utili. Invece sembra che dovremo continuare a limitarci alle cose che abbiamo visto, e a quelle che hai sentito tu.»
Ecco, ci mancava giusto un altro po’ di pressione. Se ripenso a quanto sono confusi, i ricordi di quello che ho percepito sul luogo dell’omicidio…
Bussano alla porta. Silva si scusa e va ad aprire.
«Signorina, mi dispiace disturbare, ma penso che stiano arrivando.» Una voce maschile, preoccupata.
«Che? Di nuovo?»
«Beh, è già più di un mese dall’ultima volta, e con questa pioggia…»
«Sì, sì, giusto. L’amministratore di condominio è stato chiamato?»
«Sono andati a prenderla, ma finché lei e il ragazzo non arrivano…»
«Certo, vengo a tenere d’occhio la situazione, il tempo di cambiarmi. Grazie dell’avvertimento!»
Quando Silva rientra in soggiorno ha già indossato sia la sua giacca che la solita espressione decisa. «C’è una questione condominiale da risolvere. Vuoi venire? Potrebbe interessarti!»
Usciamo da un portoncino sul retro del palazzo, stretti sotto un ombrello. Nonostante il diluvio una decina di persone si è già raggruppata lì, e vedo altri capannelli davanti agli edifici limitrofi.
A pochi metri da noi il terreno scende dolcemente a formare una larga fascia lasciata libera da costruzioni, delimitata da una recinzione di rete crollata in più punti e punteggiata da cartelli di divieto d’accesso e pericolo. Tra gli alberi stentati soffocati dalle erbacce vedo gli argini di un ampio canale artificiale, che più o meno all’altezza del palazzo di Silva si allarga in un laghetto tondeggiante, gonfio di pioggia e circondato da formazioni rocciose dall’aria fintissima, per poi restringersi nuovamente e proseguire curvando intorno all’isolato.
«Un habitat per le naiadi?»
Silva annuisce. «Pare fosse stato progettato per quello, ai tempi del piano di edilizia speciale. Volevano creare una rete di fonti guaritrici o qualcosa del genere. Ma non è andata come si aspettavano…»
L’odore nauseante di cose marce e bagnate mi colpisce improvviso e violento come uno schiaffo, insieme al rumore di schizzi e risate che si solleva dal lago. La gente intorno a me indietreggia un po’. Qualcuno borbotta perché l’amministratore non è ancora arrivato,  ma smette non appena inizia a sentirsi il canto.
È una canzone in un dialetto che mi è familiare e al tempo stesso incomprensibile, eseguita da una voce femminile cristallina e malinconica. È impensabile parlareanguana mentre qualcuno sta cantando così. Un secondo verso, più vicino, e sento che le gambe mi si fanno deboli. Cosa sta succedendo?
Silva mi colpisce con il gomito e indica il lago. Una figura sta emergendo dall’acqua e arrampicandosi sulla riva. Una giovane donna magra e alta, la pelle pallidissima, una cascata di sottili capelli sgocciolanti e appiccicati al volto, occhi di un verde così intenso, innaturale, che riesco a distinguerli da questa distanza.
Un altro verso, questa volta cantato da più voci. Altre donne stanno salendo dal lago… tre, no, quattro. Somigliano tantissimo alla prima, fisicamente e nel modo di vestire: la gonna lunga fino ai piedi, che sembra essere stata creata mettendo insieme pezzi di stoffa e stracci dai colori e motivi più diversi; la camicia bianca a maniche corte da commesso di fast food, macchiata e rovinata dalla permanenza in acqua; lo scialle scuro dalle molte frange, da cui pendono anelli, viti, chiavi, pezzi di lattine, che a ogni passo sbattono tra loro, tintinnando.
Si avvicinano alla recinzione mentre cantano in sintonia perfetta. È una melodia emozionante, coinvolgente. Un uomo anziano accanto a me ha il volto rigato di lacrime, una donna si è aggrappata al braccio del marito e si sta mordendo le labbra così forte da farle sanguinare.
Anche se non capisco le parole, in qualche modo so che stanno cantando di amore e solitudine, di un freddo così profondo che attraverso la pelle e le ossa raggela il sangue e il cuore, del bisogno di contatto e di calore…
Non mi servono strumenti per capire che è un incantesimo. Una fascinazione non molto potente, ma proprio per questo più sottile ed efficace. Persino Silva sta iniziando a ondeggiare piano sul posto, seguendo il ritmo della musica. La blocco afferrandola per le spalle, e la sento trasalire. Allarga le gambe e pianta decisa i piedi a terra.
Chiudo gli occhi. Mi serve qualcosa per contrastare quella melodia, che mi impedisca di ascoltare con così tanta attenzione. Un altro ritmo, uno semplice, da cui sia impossibile essere distratti. Qualcosa come…
Un elefante si dondolava sopra il filo di una ragnatela… trovando la cosa molto interessante…
Il canto delle donne è ancora perfetto, di una bellezza struggente, ma la dissonanza con la filastrocca che mi ripeto in testa è fastidiosa. Bene. Insisto fino a farla diventare insopportabile. Quando arrivo a quattro elefanti e sono sul punto di gridare di smetterla con quella lagna, riapro gli occhi.
Le donne hanno raggiunto la recinzione, e osservano le persone radunate davanti ai condomini attraverso la rete, scuotendo gli scialli al ritmo del loro canto. Non riesco più a capire il senso di quello che dicono. Perfetto. Anche se ora avrò i maledetti elefanti piantati nelle orecchie per giorni.
«Ok, queste decisamente non sono naiadi…»
«Infatti» conferma Silva. «Queste sono anguane, e sono venute a reclamare la loro offerta.»

(continua qui)

photo credit: Kaometet via photopin cc

Annunci

Un pensiero su “Fabula IX (prima parte)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...