Fabula V

La Torre delle Grida è altissima, nera e sbilenca, e da lassù le preghiere urlate dai tre monaci riempiono la sera del Rione dei Tumuli. Uno prega per gli Dei morti, uno per quelli addormentati, uno per quelli scomparsi o dimenticati. Almeno, così dice il Libro dei Caduti. Non ho mai conosciuto nessuno, neanche un frate, che conoscesse il significato di una parola di quelle preghiere.
Silva mi fa stcathedral_towerrada tra le vie buie. I lampioni accanto a noi ronzano e scoppiettano, ma non sembrano proprio intenzionati ad accendersi, stasera. L’ho trovata ad aspettarmi davanti casa quando sono rientrato. Mi ha detto solo, a testa bassa, «Salvo non c’è più». Poi ha iniziato a camminare, e io l’ho seguita.
Osservo le sue spalle larghe sotto la giacca di pelle rossa bruciacchiata, la testa rasata, l’andatura stanca e incerta. Se non avessi continuato a seguire la sua carriera non l’avrei mai riconosciuta, dopo tutti questi anni. Ma io ero amico di Salvatore e Silvia, non di Salvo e Silva, i fratelli cambiati della EXO.
Nella stradina lastricata di pietre consumate in cui mi guida c’è un locale con l’insegna spenta.
«È chiuso?» chiedo, ma lei apre la porta e scende gli scalini. La seguo.
Non è chiuso: la sala in basso è invasa dal ronzio di un gruppo elettrogeno, che tiene in vita le lampade nascoste dietro pannelli di vetro viola. I ragazzi che servono sono tutti vestiti di nero, sul volto un brutto trucco da teschio fatto in fretta. Avevo sentito parlare dei bar da veglia del Rione, ma finora non avevo mai avuto bisogno di andarci.
Pochi tavoli occupati, un gruppo di tizi vestiti di pelle nera ne riempie diversi in fondo al locale. Capelli lunghi o rasati, barbe, tatuaggi e decorazioni che mescolano rune, martelli, svastiche e corvi.
«I Variaghi?» chiedo sottovoce a Silva, mentre ci sediamo. La mia non è una zona di bande.
Lei annuisce. «Sono andati a fare casino in un locale dove hanno un lemure come security. Una bestia più cattiva di loro, con una cazzo di alabarda o qualcosa del genere sempre in mano. Ne ha ammazzati due per convincerli a cambiare aria.»
Ordina una bottiglia di tequila senza esitazione, anche se costa cara. Ma immagino che per lei non sia un problema. Resto in silenzio, pensando a qualcosa da dire per rompere l’imbarazzo mentre fisso il tavolo.  È di legno, pieno di graffiti. Qualcuno ha inciso un grosso 47 proprio davanti al mio posto.
«I tuoi capelli…»
«Oh, sì…» Si passa una mano sul cranio. Le sue dita hanno unghie cortissime, e la pelle dei polpastrelli annerita, come bruciata di fresco. «Continuavo a dargli fuoco, ho dovuto tagliarli.» Accenna un sorriso e finalmente mi guarda dritto in faccia. Non mi ero ancora accorto di quelle sfumature arancioni negli occhi. «Quello che si guadagna a lasciarsi coinvolgere in certe stronzate.»
Una ragazza ci porta bottiglia e bicchieri, cercando di rimanere impassibile sotto il trucco. Il personale dei bar da veglia ha regole severe, a quanto ne so. Niente sorrisi o chiacchiere, minimo rumore, vietate interazioni non indispensabili coi clienti. Nessuna intromissione nel lutto.
«Io non ne volevo neanche sapere niente» continua Silva, riempiendo i bicchieri. «Ma Salvo era eccitatissimo per quella storia del sangue di chissà quale cazzo di mostro nella nostra famiglia, anche dopo quello che è successo a mamma. Eccitato per la sua vista, per le indagini e le disinfestazioni… Te lo eri mai fatto un tipo coraggioso?»
Mentre beve ripenso ai giorni dell’università, alle chiacchierate sul cinema trash, al suo desiderio di lavorare in radio… «Proprio no!»
«Neanche io. Se non mi avesse colto di sorpresa magari sarei riuscita a fargli cambiare idea, invece di seguirlo!»
I Variaghi stanno alzando la voce, attirando gli sguardi spaventati dei camerieri. Hanno fatto salire su un tavolo una ragazza pallida e bionda, in canotta e lunga gonna nera e rossa, che parla concitata ed emozionata in una lingua che non conosco. Sotto l’orlo della gonna vedo sbucare un ciuffetto di peli che ondeggiano da una parte all’altra, ritmicamente.
«Non guardare l’huldra.» Silva mi schiocca le dita davanti alla faccia. «Ha un brutto carattere, può spezzarti il collo con due dita e non le piace che le si noti la coda.»
Scuoto la testa e bevo anche io. «Allora…» Inspiro profondamente per farmi coraggio. «Cosa è successo?»
«Una bambina scomparsa dalla sua camera, di notte. Ci hanno mandati a controllare con una squadra, e Salvo sembrava impazzito. Continuava a parlare senza fermarsi, diceva di vedere qualcosa che era strisciata fuori dal buio, mani d’ombra che trascinavano via la bambina, un delirio. Tremava di paura.»
L’huldra ha smesso di parlare, ma, seguendo i suoi cenni, i Variaghi hanno iniziato a battere i boccali sul tavolo e i piedi a terra, ritmicamente, accompagnandosi con dei vocalizzi lenti e modulati. AHAHAAAH-AH. Mi suonano familiari.
«A un certo punto ha cominciato a correre, è entrato nella stanza della bambina, gridava di sapere, di vedere… e poi silenzio. Gli siamo andati dietro, ma quando siamo arrivati nella stanza non c’era nessuno. Solo l’armadio aperto.»
Scuoto la testa. I Variaghi hanno smesso di fare vocalizzi e hanno iniziato a cantare, cadenzati e solenni. We come from the land of the ice and snow, from the midnight sun where the hot spring blows… Stanno davvero cantando i Led Zeppelin, quei coglioni?
«Non era più da nessuna parte. Abbiamo dovuto chiamare i rinforzi. Folco e Davelli, quei due stronzi terrorizzanti. Ne hai sentito parlare, no?»
Annuisco in silenzio.
The hammer of the gods…
«Il tempo di sentire quello che era successo e ci hanno fatto evacuare. Infestazione da babau. Apri un armadio o guardi sotto il letto quando non sei nel campo visivo di qualcun altro, e puoi essere preso e portato… beh, da qualche altra parte.»
«Porca puttana…»
Will drive our ships to new lands…
Riempio di nuovo i bicchieri per tutti e due. «Cos’avete fatto?»
«Non potevamo fare molto.» Si passa le dita sugli occhi. «Hanno detto che era troppo pericoloso fare altre indagini, ordinato di sigillare tutto. Ho dovuto bruciare l’intero stabile. Qualunque fosse la cosa che permetteva l’infestazione, ora è in cenere e sterilizzata spiritualmente.» Le punte delle dita della sua mano destra per un attimo brillano come braci.
To fight the horde, singing and crying…
Mi sento stupido mentre glielo chiedo, ma non riesco a trattenermi. «Non c’è proprio niente da fare, quindi? Salvo è morto?»
Esita prima di rispondermi. «Spero sia stato così fortunato.»
Mi ci vuole un po’ per riprendere a respirare. Silva solleva il bicchiere e io la imito. Li svuotiamo tutti d’un fiato.
Valhalla, I am coming!

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