Fabula III

«Signora, mi rendo conto del disagio che provoca vedervelo girare nudo per casa, davvero, ma no, non c’è nessun metodo di bando o esorcismo che garantisca che non ci sia alcuna ripercussione.»  Scorro rapidamente la tabella che ho tra le mani, mentre cerco un modo per tenere viva la conversazione. «In casi come questi non è possibile escludere una maledizione, o un aumento della vulnerabilità mistica della casa…»
Marta sbircia da sopra la parete divisoria del cubicolo. «Il pacchetto sicurezza! Vai col pacchetto sicurezza!»
Annuisco. «Comunque sono problemi che si possono compensare facilmente. Abbiamo delle offerte che garantiscono copertura completa per quanto riguarda la sicurezza spiritica e magica della famiglia. Sì… sì, con un piccolo abbonamento mensile che verrà comodamente addebitato…» La donna in linea urla tanto che sono costretto ad allontanare le cuffie dalle orecchie. Frugo in fretta tra le decine di volantini e prospetti sulla scrivania. Ne afferro uno. «Ma no, le assicuro che sono davvero convenienti. Per esempio, il pacchetto Abraxas prevede la purificazione dell’abitazione nell’offerta iniziale e costante assistenza per soli…» Riaggancia senza neanche rispondermi. Sbuffo e mi sfilo le cuffie.
Marta mi guarda con disappunto. «Hai fatto il contrario di quello che dovevi. L’abbonamento va offerto immediatamente, come soluzione al problema, non devi farlo sembrare una spesa aggiuntiva!»
«Beh, lo è…»
«E il cliente non è necessario che lo sappia. Se fai così si fanno una brutta impressione di noi.» Indica con un cenno della testa la scrivania, su cui le mie pile di materiale si sono trasformate in un cumulo informe di fogli. «Sei così disordinato sempre o solo quando lavori?»
Guardo sconsolato la collina di carta. «Quanto mi mancano i computer…»
Marta mi rivolge il suo brevettato sguardo-da-supervisore-che-dovrebbe-essere-incazzato-ma-a-cui-davvero-non-importa. «Dai, veloce a prendere le telefonate oggi, finché regge la linea!»
Quando si volta lancio un’occhiata alla maschera sulla sua nuca. È da un mese che mi chiedo come faccia a tenerla su, non riesco a vedere lacci o elastici o fermagli. La maschera sta semplicemente lì, sempre, un secondo volto di porcellana bianca, con gli occhi chiusi e le labbra dipinte di porpora atteggiate a un sorriso, che le sbuca da quella nuvola di capelli castani…
…la maschera apre gli occhi e socchiude le labbra, tirando fuori una lunga lingua vermiglia per prendermi in giro con una smorfia…
Ho battuto le palpebre e no, la maschera è la stessa di sempre. Sono davvero così confuso e suggestionato?
Mentre mi rimetto le cuffie sfoglio il dépliant sul servizio di scorta e sicurezza per locali pubblici offerto da bande di Lemuri. Sulla prima pagina campeggia il ritratto fumettoso del negromante aziendale che strizza l’occhio al lettore, con un sorrisone. Nel disegno i denti li ha tutti.
Ancora due mesi così. Sempre che non me lo rinnovino, il contratto.

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